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Lo 0-0 contro il Padova ha fatto emergere ancora una volta quanto la pericolosità offensiva della Cremo dipenda dalle giocate di Piccolo

Sapevamo sarebbe stata una partita ostica, così è stata. Un Padova rinnovato dal mercato e rinvigorito dal ritorno di Bisoli ha stressato la Cremo in ogni zona del campo, andando a ringhiare su ogni pallone e affidando ai piedi di Bonazzoli ogni speranza di offendere.

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Testacoda. Rastelli sceglie gli stessi uomini che hanno battuto il Palermo per affrontare il Padova. Lo 0-0 finale è quantomeno curioso e mostra quanto il calcio sia una cosa complicata, difficilmente spiegabile e analizzabile con numeri o moduli. Lo stesso 4-4-2 che ha battuto la capolista per 2-0 arranca contro l’ultima in classifica, non riuscendo a segnare a una squadra che ha concesso gol in tutte le trasferte di questo campionato (l’ultimo clean sheet dei biancoscudati lontano dall’Euganeo risale allo scorso 26 maggio, Lecce-Padova 0-1, ultima giornata del campionato di Serie C).

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Difesa aggressiva. Bisoli prepara la partita con intelligenza, fregandosene della pretattica e annunciando l’undici titolare nella conferenza stampa della vigilia: un 3-4-1-2 molto dinamico, con il tridente Capello-Bonazzoli-Mbakogu che ha il compito di rompere le scatole alla linea difensiva grigiorossa. Soprattutto, Bisoli individua in Piccolo l’uomo che in questo momento fa la differenza nella Cremo e gli costruisce attorno una gabbia che lo limita in ogni giocata: Trevisan gli sta appiccicato quando riceve palla spalle alla porta, mentre quando rientra a centrocampo per trovare spazi incontra i muscoli di Pulzetti e Calvano.

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Senza sbocchi. Il risultato è una manovra bloccata perché la Cremo non ha alternative per far saltare il banco. Piccolo ci prova, ma appena riesce a liberarsi viene fermato con il fallo (soprassediamo sull’arbitraggio, limitandoci a dire che non è stato all’altezza). Complice un terreno di gioco non proprio impeccabile, il gioco della Cremo ha finito infrangersi al limite dell’area, senza mai trovare il corridoio giusto verso la porta di Minelli.

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Strafezza. Nonostante a volte tenda a strafare, il brasiliano è una delle poche note liete. Nel secondo tempo ha cercato di condurre la squadra andando a prendersi la responsabilità di puntare l’uomo e concludere verso la porta. È da lui che bisogna ripartire per cercare di scardinare le difese avversarie, soprattutto allo Zini. Esaltarne i pregi, levigarne i difetti: nonostante sette/otto conclusioni, ha messo in difficoltà Minelli solo in un paio di circostanze. Se Rastelli riesce a farlo migliorare anche in questo fondamentale la Cremo potrebbe essere solo il punto di partenza di una luminosa carriera.

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L’urlo Strizzolato in gola. La sterilità offensiva della Cremo colpisce ancora di più se si pensa che Strizzolo si sta dimostrando un acquisto azzeccato. Ha lottato come un leone contro i tre difensori biancoscudati andando a fare a sportellate contro chiunque. Strefezza ha beneficiato del suo lavoro di sponda andando a concludere diverse volte dal limite grazie al suo lavoro, eppure la squadra non è riuscita a segnare. Quando ci è riuscita, proprio con Strizzolo, il guardalinee ha annullato per una questione di centimetri (forse millimetri).

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Piano B. Cosa si fa se Piccolo non è in giornata, o se è braccato dai difensori avversari? Servono soluzioni alternative, un piano B. Occorre studiare una soluzione che esalti le caratteristiche dei giocatori in rosa affinché riescano ad esprimere al meglio le proprie qualità. Strizzolo ha dimostrato di essere abile nel gioco aereo e di avere una discreta progressione, doti che è riuscito a mettere al servizio della squadra solo a sprazzi, quasi esclusivamente nel secondo tempo. Se Strefezza ha problemi di mira, va studiato un modo per liberare al tiro Soddimo, l’uomo con le capacità balistiche migliori in rosa (dopo Piccolo).

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Senza Arini. A Cosenza mancherà il Samurai, sempre impiegato in questo campionato (tranne contro il Livorno). Rastelli dovrà fare a meno di un uomo fondamentale a centrocampo, un giocatore che contrasta, rattoppa e cuce. Soddimo ha dimostrato che allo Zini può giocare in un centrocampo a due mentre in trasferta, soprattutto in fase di non possesso, soffre terribilmente il ruolo. In attesa di vedere se Castagnetti potrà partire dall’inizio, potrebbe essere un’idea cambiare modulo e cogliere due piccioni con una fava: in un centrocampo a tre Soddimo potrebbe avvicinarsi di più alla porta e sfruttare le sponde di Strizzolo per cercare un gol che manca ormai da duecento minuti.

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Nicola Guarneri
Nicola Guarneri

Direttore Responsabile

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