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Gli ex: insulti razzisti contro Bi Zamble, lui risponde con una doppietta
Gli ex: insulti razzisti contro Bi Zamble, lui risponde con una doppietta

È successo nel match fra Varzi e Codogno, di Eccellenza. L’ex Cremo Bi Zamble vittima di cori razzisti, risponde con due gol

Altro brutto episodio di razzismo da segnalare sui campi di provincia lombardi. Stavolta ci riferiamo alla partita di Eccellenza fra Varzi e Codogno, giocata mercoledì 2 giugno proprio a Varzi, nel pavese: l’attaccante della formazione ospite Jared Bi Zamble, nato a Cremona e cresciuto nel vivaio della Cremonese fino alla prima squadra, è stato bersagliato di insulti razzisti al momento dell’ingresso in campo, ad un quarto d’ora dalla fine. E non è la prima volta che gli accade in carriera. Il bomber ha risposto con una doppietta che ha permesso ai suoi di portare a casa i tre punti (4-2 il finale per il Codogno).

LA VICENDA «Fermare le partite non basta, per me ogni squadra dovrebbe avere almeno un giocatore di colore in organico, in modo da forzare tutti a confrontarsi con altre culture». Sono queste le parole che Bi Zamble, 27 anni, ha rilasciato al Corriere della Sera, dopo quanto accaduto nel pavese: «In passato è anche capitato di peggio, ma ieri proprio non me l’aspettavo: eravamo in vantaggio col mio gol, poi il pubblico ha iniziato a inveire per frustrazione ed ignoranza. Una persona in particolare ha fatto il verso della scimmia – ha proseguito il racconto l’ex Cremo -, quando me ne sono accorto e lui proseguiva, ho fatto cenno all’assistente. Quest’uomo mi insultava, io gli ho detto che era troppo facile con una rete a separarci. Gli avversari mi hanno espresso solidarietà e anche il presidente del Varzi, dopo, negli spogliatoi. Non sempre è accaduto».

LA DENUNCIA – E così Bi Zamble si è fatto forza, ha preferito che la partita non venisse sospesa, anzi ha risposto con un altro gol, per chiudere definitivamente i conti. Peraltro una doppietta da grande attaccante, lui che era considerato una promessa quando militava nelle giovanili grigiorosse. «Non bastano le magliette “no al razzismo”, servono segnali più forti – ha continuato il classe ’93 -. Fate conto che mia madre non viene più a vedermi per paura di assistere a situazioni spiacevoli». Purtroppo di queste scene se ne vedono ancora tante, era quasi meglio tenere gli stadi chiusi piuttosto che raccontare episodi disdicevoli come questi.

Redazione
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