L’ex ds della Cremonese, Simone Giacchetta, ripercorre i suoi cinque anni grigiorossi, culminati con una retrocessione ma anche con il colpo Vardy
Dopo la separazione dalla Cremonese, il direttore sportivo Simone Giacchetta è tornato a parlare dei suoi trascorsi. Questo un estratto, inerente alla parentesi di Cremona, dell’intervista rilasciata a Youtvrs.ti: «Ho fatto un anno l’osservatore in giro per il mondo, poi 5 anni il responsabile del settore giovanile e poi 5 anni il ds e responsabile dell’area tecnica. Nel 2010 ho avuto una grave malattia e la famiglia della Reggina mi è sempre stata vicino. Il calcio mi ha dato una grande mano. Nel 2013 la Reggina fallì e andai all’AlbinoLeffe, un piccolo grande club che divenne una bella favola e mi diede la possibilità di andare alla Cremonese con la famiglia Arvedi. Una grande esperienza, peccato la retrocessione immeritata. Vardy? Volevamo un attaccante forte, che regalasse entusiasmo alla piazza. All’inizio sembrava impossibile, invece lui si è appassionato al progetto, voleva un’esperienza in Italia, ci chiedeva della storia, della geografia della città. È venuto con tanta umiltà e per noi è stato un colpo da 90. Vardy è una leggenda del calcio inglese e internazionale: fino a 25 anni faceva l’operaio a Sheffield nelle acciaierie ed aveva questa cosa in comune con Arvedi che è il re dell’acciaio. Jamie è un uomo che ce l’ha fatta, nonostante facesse l’operaio. Ha vinto la Premier con Ranieri, ha giocato in Nazionale; è una leggenda paragonabile a Paolo Rossi o Baggio. Ha una mentalità super, è un trascinatore, non si risparmia mai, combatte contro tutti».
