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Gazzetta – Mogos: «Qui grazie alla mia famiglia. Cremo, che gruppo»
Gazzetta – Mogos: «Qui grazie alla mia famiglia. Cremo, che gruppo»

Vasile Mogos, terzino della Cremo, ha parlato alla Gazzetta dello Sport non solo del momento che stanno attraversando i grigiorossi, ma anche del suo inizio di carriera

«Siamo uno spogliatoio unito, per questo non affondiamo mai». Parola di Vasile Mogos, terzino destro della Cremonese che ha rilasciato un’intervista ai colleghi della Gazzetta dello Sport pubblicata sull’edizione odierna della Rosea. Il difensore poco tempo fa aveva parlato anche al giornale romeno Libertatea dell’emozione provata nell’essere stato preconvocato in nazionale, ma purtroppo non risulta nella lista dei veri e propri convocati del c.t. Contra. Chissà che l’appuntamento con la Romania non sia solamente rimandato a giugno. Nell’intervista di oggi, invece, Vasile ha raccontato la sua storia e la sua vita all’ombra del torrazzo.

QUESTIONE D’ATTEGGIAMENTO – La Cremonese è tornata alla vittoria domenica contro il Benevento, ma la strada per la salvezza è ancora lunga. Senza dubbio il gol all’ultimo minuto di Emmers  ha permesso di cacciare un po’ di negatività: «È stata una liberazione, penso abbiano esultato anche al bar. Siamo sempre rimasti compatti, anche quando siamo affondati siamo stati in grado di rialzarci – racconta Mogos -, a questo punto della stagione conta più l’atteggiamento rispetto alla tattica e alla tecnica». La stagione grigiorossa non è stata tra le più tranquille: l’obiettivo di partenza erano i playoff, e in più ci sono stati gli addii di Rinaudo e Mandorlini. L’ex Ascoli spiega: «Ci è voluto del tempo per trovare l’equilibrio tra i nuovi arrivati, ma ora Rastelli ci sta riuscendo. Il nostro è un gruppo forte, dobbiamo sentirci responsabili perchè siamo noi che scendiamo in campo».  Il prossimo avversario si chiama Venezia, allenato da Cosmi, che l’anno scorso ha conosciuto Mogos nelle Marche: «Sarà una gara fondamentale ma non faccio pronostici, vivo alla giornata così come accade nella vita».

Mogos Salernitana Cremo (ph. Betty Poli)
Mogos Salernitana Cremo (ph. Betty Poli)

FAMILY FIRST – I primi passi che il terzino ha calcato su un campo da calcio sono stati con la casacca di un settore dilettantistico giovanile di Asti, ma se tutto è cominciato il merito è sopratutto della sua numerosa famiglia: «Sono stati i sacrifici e le rinunce dei miei genitori a permettermi di iniziare. Nella mia famiglia siamo in sette (cinque fratelli più mamma e papà) e lo sport è come un obbligo – dice ridendo -: mio padre giocava a calcio, mentre mia sorella Ioana gioca a pallavolo in Serie C». Mogos ha poi raccontato il suo arrivo in Italia nel 1998: «Abbiamo raggiunto papà a Torino quando avevo 6 anni perché aveva subito un grave incidente d’auto. Faceva l’asfaltatore lì dal 1995, era emigrato per darci un futuro. Poi ci siamo trasferiti a San Damiano d’Asti. L’integrazione non è stata subito facile, ero timido. La mia lingua comune era il pallone».

RETROSCENA – Nel corso dell’intervista c’è anche l’occasione di conoscere qualche curiosità in più riguardante il gigante rumeno, che è l’unico giocatore di movimento a non aver saltato nemmeno un minuto di questo campionato«I miei tatuaggi? Sono la mia carta d’identità, i miei genitori dicono che sono troppi. Alcuni li propongo io al mio tatuatore perché adoro disegnare. Ci sono i nomi dei miei cari, i luoghi simbolo della mia vita e una frase i Paulo Coelho che mi ha dedicato mio fratello: “Sii forte che nessuno ti sconfigga, nobile che nessuno ti umili, e te stesso che nessuno ti dimentichi”». Mogos, che ad inizio carriera non era un vero e proprio difensore, ha rischiato di dover mollare tutto: «Mi hanno riscontrato un’aritmia cardiaca e sono stato fermo 4 mesi, pensavo di smettere. Quando giocavo in D ero mezz’ala, ma poi mister Civeriati mi arretrò, spiegandomi: “Un mio amico cambiò
ruolo e dopo anni alzò la Coppa del Mondo: Beppe Bergomi”». Uno dei suoi tratti distintivi è senza dubbio l’esplosività: «Devo imparare a contare fino a 10, sono un po’ istintivo. Però sono anche una persona sensibile, mi emoziono per le cose vere come i discorsi del mister o degli amici. Tutto questo mi stimola».

Mogos Cremonese Spezia

Lorenzo Coelli
Lorenzo Coelli

Collaboratore

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