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È l’amara fine del Baroni grigiorosso?
È l’amara fine del Baroni grigiorosso?

Contro il Chievo arriva un’altra sconfitta e, soprattutto, un’altra prestazione incolore per una Cremo ufficialmente in zona playout: ora Baroni rischia.

Su dai, un po’ ci avevate creduto. Ammettetelo, non c’è nulla di male. Sapete, ci avevo creduto pure io. La vittoria in Coppa Italia – per i pochi che c’erano – aveva dato una bella iniezione di fiducia alla squadra. Il passaggio del turno, la vetrina dell’Olimpico, il gol di Claiton a scacciare i fantasmi, la bella favola di Volpe. Gli elementi della svolta, della rinascita della Cremo, c’erano tutti. L’entusiasmo invece è svanito dopo soli quattro giorni: la Cremo di campionato non è cambiata di una virgola. Avevamo scritto che la vittoria contro l’Empoli era stata solo conseguenza del gioco messo in campo, allo stesso modo dobbiamo ribadire che la sconfitta di Verona è il risultato più logico per una squadra che non riesce nemmeno una volta in novanta minuti a portare un pallone dalla propria area all’altra.

Continuità. In realtà ci aveva creduto pure Baroni che la Cremo di martedì potesse essere replicabile in campionato. Il mister grigiorosso infatti conferma lo schieramento apprezzato in Coppa, con il doppio trequartista (Soddimo e Palombi) alle spalle di una punta (stavolta tocca a Ciofani, con Ceravolo in panchina). Bastano tuttavia pochi minuti per capire che non sarà una gara semplice. Il Chievo, pur con diversi giovani in campo, non è l’Empoli rinunciatario della Coppa Italia: i padroni di casa aggrediscono la Cremo con un pressing alto che non lascia pace ai difensori, incapaci di servire in maniera pulita i centrocampisti.

Senza alternative. Per almeno mezz’ora è un dominio clivense. La Cremo non riesce a imbastire un’azione pulita e anche quando i centrali sono liberi dal pressing delle punte la manovra non ha sbocchi. Arini fa sempre un tocco in più, Castagnetti non riesce a smarcarsi per ricevere palla e quando lo fa gioca solo in orizzontale. L’unica cosa che funziona è la catena di sinistra, con Migliore e Soddimo che cercano di dialogare per far salire la squadra: non è un caso che arrivi da lì l’unica azione pulita del primo tempo, un cross dell’ex Frosinone che Ciofani in avvitamento manda tra le braccia di Semper.

La MossaTM. Disarmato e incredulo di fronte alla pochezza del gioco grigiorosso, sul finire del primo tempo Baroni prova La MossaTM che di solito tenta chi non sa più cosa fare: invertire i trequartisti (ok, di solito sono gli esterni ma cambia poco). Il problema è che in questo modo Baroni sposta Soddimo dalla zona in cui rende meglio (il centrosinistra) e lo allontana dal giocatore con il quale dialoga meglio (Migliore). Non è un caso che l’ex Frosinone tocchi molti meno palloni dopo l’avvicendamento con Palombi: Soddimo deve essere circondato da piedi buoni per dialogare nello stretto e Mogos non è il compagno ideale per questo tipo di gioco.

Senza idee. Come contro il Livorno la Cremo migliore si vede negli ultimi minuti. Nonostante l’uomo in meno i grigiorossi riescono a schiacciare in area il Chievo e a costruirsi pure una buona doppia occasione, sprecata prima da Ceravolo e poi da Palombi. Questi finali arrembanti non sono una notizia positiva, anzi. Il fatto che la Cremo crei occasioni quando saltano gli schemi evidenzia ancora di più come il problema principale della squadra sia proprio la mancanza di un’organizzazione pulita di gioco. Quando si attacca alla rinfusa e anche gli avversari perdono il filo del gioco escono i grigiorossi perché si gioca ad armi pari.

Vincent Ciofani. Ve lo ricordate John Travolta nella celebre scena di Pulp Fiction, spaesato in soggiorno mentre attende Mia Wallace? Ecco, Ciofani deve sentirsi così quando arriva in area e si gira aspettando che arrivi un pallone. Perché pur non essendo ancora il giocatore di Frosinone, Ciofani ha dimostrato che quando arriva la palla in area lui c’è: con la testa, con il piedone o con il fisico qualcosa combina sempre. Peccato che la Cremo – che con il 3-5-2-o il 3-4-2-1 dovrebbe sfruttare molto le fasce – non riesce a mettere in area un pallone decente in tutta la partita. Ancora peggio, manca proprio l’idea di gioco per smarcare l’uomo in modo che possa crossare in libertà. L’anno scorso ci si lamentava che gli esterni non riuscivano mai a ad andare sul fondo, ora sarebbe oro colato vedere un buon cross dalla trequarti.

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L’amara fine del Baroni grigiorosso? Manfred von Richthofen, come raccontato in diverse opere, raccolse 81 vittorie accertate durante la prima guerra mondiale, prima di perire in battaglia e vedersi riconosciuto il soprannome di Barone Rosso. Il cammino di Baroni (in realtà più grigio che rosso) sulla panchina della Cremo potrebbe invece concludersi con una sola vittoria, quella sulla Salernitana. I sette punti in otto partite, uniti a una cronica sterilità offensiva e a un gioco pressoché inesistente, potrebbero metter fine all’avventura del tecnico toscano. Mancano quattro partite alla sosta e la Cremo è in piena zona playout: serve tornare a fare punti, prima che il brutto sogno si trasformi in un vero e proprio incubo.

Nicola Guarneri
Nicola Guarneri

Direttore Responsabile

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