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Cremonese, solo il maestro canta al limitare del campo
Cremonese, solo il maestro canta al limitare del campo

Una Cremonese irriconoscibile perde malamente contro il Modena per 3-0: Giampaolo, autore di scelte controverse, ha pesanti responsabilità

Raramente le traduzioni di titoli di libri o film acquistano valore. Fa eccezione Futuro in trance di Walter Tevis, tradotto con il bellissimo Solo il mimo canta al limitare del bosco. E forse Giampaolo avrebbe dovuto fare come il protagonista Spofforth. Solo distribuendo a tutto lo stadio un certo tipo di sostanze si sarebbe potuto sopportare questo Cremonese-Modena. C’è comunque chi ha fatto peggio. L’assurda decisione di giocare questa partita, mentre mezza Cremona è in difficoltà, resta inconcepibile sotto ogni punto di vista.

ESORDI – Mentre la situazione meteorologica fa scivolare il calcio ai margini delle priorità nella vita, escono anche le formazioni ufficiali. La prima Cremonese di Giampaolo allo Zini vede due esordi. Agazzi prende il posto dell’infortunato Fulignati, Lickunas vince il ballottaggio con Elia e si prende la fascia destra, orfana dell’indisponibile Collocolo. Dietro c’è il solito quartetto formato da Vogliacco, Bianchetti, Luperto e Pezzella, in mezzo al campo Gerli ritrova il condottiero Pontisso. A sinistra c’è Vandeputte, davanti la coppia Bonazzoli-De Luca. Sono quindi tre i cambi rispetto alla formazione che ha perso all’esordio contro l’Empoli.

SULLE UOVA – Con un terreno di gioco che inevitabilmente risente delle abbondanti precipitazioni la Cremo fatica a giocare palla a terra. Gli scambi nello stretto voluti da Giampaolo sono difficoltosi e soprattutto non propedeutici, perché davanti non c’è movimento, e se non ci sono inserimenti senza palla viene meno il senso di muovere la stessa. Galloppa, che si sarà visto 3-4 volte Empoli-Cremonese, la imposta nell’unica maniera possibile. Baricentro basso, spazi chiusi e palla lunga a innescare la velocità di Caso, Olzer, Zampano e Tonoli. Soprattutto, c’è sempre un uomo su Gerli, fulcro del gioco grigiorosso.

HARAKIRI TATTICO – Come a Empoli mister Giampaolo insiste con la difesa alta, quasi a centrocampo. I difensori grigiorossi però non sono adatti nell’interpretare questo tipo di situazione. Non hanno la velocità necessaria per recuperare certe situazioni e non sono in grado di difendere in campo aperto, dove vanno in difficoltà contro giocatori rapidi e brevilinei. I pericoli dei primi minuti vengono inspiegabilmente ignorati, non si sa per quale motivo. Succede che al terzo tentativo il Modena passa con Olzer. Tutto troppo facile per l’ex Pescara che scatta in mezzo a Luperto e Bianchetti e salta Agazzi prima di depositare in rete. Bello anche il lancio di Brugman, che a differenza di Gerli non ha un uomo dedicato e gode di una libertà di cui approfitta. Sembra ci sia quasi un pizzico di arroganza tattica in certi frangenti, come se l’altra squadra in campo fosse fosse un dettaglio trascurabile e non l’avversario da superare.

GAME, SET, MATCH – Tra primo e secondo tempo il Modena la chiude. Al 45′ arriva il raddoppio di Olzer, frutto dell’ennesima ripartenza e di un bel mancino a giro, semplificato dalla marcatura ballerina di Pezzella. A inizio ripresa un altro contropiede di Caso chiude i conti. A nulla sono valsi i tentativi di Giampaolo di sistemare le cose all’intervallo, passando a un improbabile 3-5-2. Come dice lo stesso mister non centra la disposizione in campo. I moduli sono fluidi, è l’interpretazioni di questi che fa la partita. Come ciliegina Giampaolo decide anche di operare qualche cambio senza senso. A partita chiusa era una buona opportunità per far mettere minuti nelle gambe a Elia, oppure dare spazio a Berti, inspiegabilmente ancora fuori. Il 3-0 finale lascia una sensazione di profonda inadeguatezza contro un avversario che ha dominato in tutto: tattica, tecnica e soprattutto voglia.

GIAMPAOLOUT? – In una serata in cui gli unici a riuscire a tramutare i fischi in applausi sono stati i bambini del City Camp grigiorosso, in campo durante l’intervallo per mostrare allo stadio i loro lavori, una domanda sorge lecita: è corretto continuare a dare fiducia a Giampaolo? Due partite sono poche, eppure le modalità con cui sono arrivate queste due sconfitte è estremamente preoccupante. Si è scelto il Maestro per determinati motivi, per vedere una squadra offensiva che esprimesse un bel gioco. Eppure è proprio dal punto di vista tattico che Giampaolo è stato surclassato, da Pagliuca prima e da Galloppa poi. La sensazione è che la gara contro il Padova potrebbe già essere decisiva. E a pensarci bene, per chiudere, devo ammettere che il paragone con Spofforth evidenziato prima non regge fino in fondo. Il protagonista di Solo il mimo canta al limitare del bosco è un robot condannato alla vita eterna a cui è stato impedito di suicidarsi, di autodistruggersi. Giampaolo invece sembra stia facendo l’esatto opposto.

Nicola Guarneri

Direttore Responsabile

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