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Cremonese, la rivoluzione della semplicità
Cremonese, la rivoluzione della semplicità

Contro il Padova la Cremonese mostra una nuova fluidità offensiva, una difesa più coraggiosa e interpreti valorizzati

Il secondo debutto di Fabio Pecchia sulla panchina della Cremonese ha riportato alla memoria quanto accadde il 17 gennaio 2021. Anche allora il tecnico arrivò durante una situazione complicata e iniziò la propria avventura con una vittoria, imponendosi per 2-0 a Pescara. Cinque anni dopo, la storia è ripartita con un altro successo: il 3-1 contro il Padova, ottenuto ancora una volta schierando la squadra con il 4-2-3-1. Pecchia aveva chiesto una Cremonese «viva e frizzante» e, almeno nella prima parte della gara, ha ricevuto esattamente la risposta che cercava. Naturalmente pochi allenamenti non possono essere sufficienti per trasformare completamente una squadra, ma alcuni segnali di cambiamento sono apparsi già piuttosto evidenti.

UNA SQUADRA VIVA – Dopo le sconfitte nelle prime due giornate, la Cremonese aveva bisogno soprattutto di ritrovare entusiasmo e fiducia. La partenza è stata travolgente: Bonazzoli ha sbloccato la gara dopo pochi secondi e Licina ha firmato il raddoppio al 5’, indirizzando immediatamente la partita. Al di là delle reti, ha colpito l’atteggiamento con cui i grigiorossi sono entrati in campo. La squadra ha aggredito il Padova, ha attaccato con numerosi giocatori e ha mostrato una grande voglia di reagire. Nei primi minuti si è vista quella fame di riscatto che era inevitabile attendersi dopo un avvio di campionato tanto deludente. La Cremonese non si è limitata a controllare il possesso, ma ha cercato immediatamente la porta, sfruttando con efficacia gli spazi concessi dagli avversari.

MENO BRIGLIE – La differenza più evidente rispetto alle prime giornate è stata probabilmente nella libertà con cui i giocatori hanno interpretato le diverse situazioni. Con Giampaolo la sensazione era che le numerose indicazioni tattiche finissero per appesantire le scelte: nel tentativo di rispettare perfettamente posizioni e movimenti prestabiliti, la squadra perdeva imprevedibilità, istinto e spirito d’iniziativa. Contro il Padova, invece, la Cremonese è apparsa più fluida e meno ingabbiata. I grigiorossi hanno continuato ad avere una struttura riconoscibile, ma sembravano maggiormente liberi di muoversi, scambiarsi la posizione e scegliere la giocata in base a ciò che offriva il campo. È ancora presto per parlare di una nuova identità compiuta, ma si è vista una squadra più sciolta, capace anche di divertirsi. E spesso, quando il talento viene liberato da qualche pensiero di troppo, il pallone comincia a pesare qualche grammo in meno.

UNA NUOVA FASE DIFENSIVA – In pochi giorni Pecchia non poteva rivoluzionare tutti i meccanismi, ma ha già introdotto una prima differenza significativa nella gestione della profondità. Con Giampaolo, quando la palla era scoperta la difesa tendeva immediatamente a scappare all’indietro. Una scelta che finiva spesso per esporre le caratteristiche di Luperto e Bianchetti, difensori molto forti nella lettura e nel duello ma meno a proprio agio quando devono correre verso la propria porta con molto campo alle spalle. Contro il Padova, invece, la linea è rimasta generalmente più alta e compatta, cercando con coraggio il fuorigioco. Gli attaccanti veneti sono stati colti più volte oltre la linea proprio grazie al movimento coordinato del reparto. È una strategia che richiede sincronismo, comunicazione e pressione sul pallone, ma che può adattarsi meglio alle qualità dei centrali grigiorossi.

BERTI, L’UOMO GIUSTO – Tra i protagonisti della serata merita uno spazio particolare Tommaso Berti, che ha dimostrato di possedere tutte le caratteristiche necessarie per diventare il titolare stabile sulla trequarti. La sua non è stata una partita perfetta sul piano tecnico, perché qualche imprecisione nella gestione del pallone non è mancata, ma la prestazione complessiva è stata sontuosa. Berti ha occupato gli spazi con grande intelligenza, alternando ricezioni alle spalle dei centrocampisti, inserimenti senza palla e movimenti laterali utili a creare superiorità sulle corsie. Non è rimasto fermo nella zona centrale, ma ha interpretato la posizione da trequartista come un ruolo dinamico, offrendo continuamente una linea di passaggio ai compagni. Anche in fase difensiva è stato prezioso: ha orientato la prima pressione, schermato le linee di passaggio verso il centrocampo e ripiegato con grande continuità. Impressionante anche la sua condizione atletica, che gli ha consentito di mantenere intensità e lucidità per tutta la gara. Berti (come si può chiaramente vedere nella heatmap) ha coperto una zona molto ampia, muovendosi su tutto il fronte offensivo e non concedendo riferimenti precisi alla struttura difensiva del Padova. Per il calcio mobile e associativo di Pecchia, sembra davvero un elemento ideale.

La heatmap di Tommaso Berti in Cremonese – Padova
Fonte heatmap: Sofascore

BONAZZOLI E LICINA – Anche la scelta di schierare Bonazzoli da prima punta ha prodotto risposte molto positive. Oltre alla doppietta, l’attaccante si è fatto trovare pronto sulle uscite dal basso, ha attaccato correttamente la profondità e si è mosso con intelligenza negli spazi aperti dai trequartisti. In quella posizione è apparso più a proprio agio rispetto a quando veniva impiegato dietro un altro centravanti, anche perché è stato alleggerito da alcuni compiti difensivi che da trequartista faticava a eseguire con continuità. Alle sue spalle ha brillato anche Adin Licina, la cui qualità tecnica è apparsa evidente fin dai primi palloni toccati. Il gol ha impreziosito la sua prova, ma a rendere particolarmente ottimisti è soprattutto la sensazione che trasmette quando riceve: ogni volta sembra poter accadere qualcosa di importante. Primo controllo, rapidità nello stretto e capacità di puntare l’uomo restituiscono alla Cremonese quella fantasia che era mancata nelle prime partite.

RIPARTENZE E CONDIZIONE ATLETICA – Nel secondo tempo la Cremonese è stata brava ad accettare alcuni momenti di pressione del Padova senza perdere completamente il controllo della gara. Una volta recuperato il pallone, i grigiorossi hanno individuato rapidamente gli spazi alle spalle dei centrocampisti veneti, accompagnando le transizioni con più giocatori e occupando correttamente sia il centro sia le corsie laterali. Da una di queste situazioni è nato anche il secondo gol di Bonazzoli, che ha restituito tranquillità alla squadra dopo la rete subita nel finale della prima frazione. Con il passare dei minuti, però, è emersa una condizione fisica ancora lontana da quella migliore: nel finale la Cremonese è apparsa appesantita dai carichi della preparazione, meno corta tra i reparti e meno lucida nella gestione delle ripartenze. È un limite comprensibile in questa fase della stagione, ma sul quale sarà necessario lavorare. La prima di Pecchia non può aver cancellato improvvisamente tutti i problemi, ma ha restituito una Cremonese più libera, aggressiva e imprevedibile. Dopo settimane trascorse a cercare la posizione perfetta, la squadra è finalmente tornata a leggere il campo e a giocare.

Lorenzo Gandaglia

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