La Cremonese perde contro il Como e ritorna in Serie B. Al netto degli errori di squadra e società, i grigiorossi e lo Zini si meritavano un epilogo diverso
Pochi giorni fa è ricorso il 70esimo anniversario di una canzone che ha fatto la storia della musica, quel Que sera, sera cantata da Dorys Day nel film di Hitchcock L’uomo che sapeva troppo. Che è un po’ la riflessione che vorrei fare oggi, il giorno dopo il ritorno in Serie B della nostra Cremonese. Una retrocessione che, per quanto annunciata, riesce a fare malissimo ai cuori grigiorossi, principalmente per le modalità con cui arriva. The future’s not out to see cantava la Day, nessuno sa ciò che ci riserva il domani. What will I be, will I be handsome, will I be rich?. Già, l’incertezza è proprio una brutta bestia perché tormenta gli animi.
RITORNO A QUATTRO – L’esperimento (riuscito) del 3-5-2 di Udine finisce in soffitta e Giampaolo affronta la gara che può valere una stagione con lo scolastico 4-4-2. Il cambio, a livello di uomini, è solo uno, con Zerbin che va a fare l’esterno alto e rileva Barbieri. Dietro ci sono i soliti Terracciano, Bianchetti, Luperto e Pezzella. In mezzo conferma per Thorbsy di fianco a Grassi, mentre Maleh scala a sinistra. Davanti non si tocca la coppia Bonazzoli-Vardy. Nel Como mister Fabregas non rischia Nico Paz, pronto a entrare in caso di bisogno. Smolcic vince il ballottaggio con Van Der Brempt come terzino destro, davanti Douvikas è ancora preferito a Morata.
COMO DA GRANDE SQUADRA – I grigiorossi approcciano bene il match, sono consapevoli che se c’è una chance di vincerla è chiudendo il primo tempo sullo 0-0. Bonazzoli fa un lavoraccio, prende una miriade di falli e gioca col cronometro. Zerbin si limita alla fase difensiva, anche perché le sue giocate nella metà campo avversaria dovrebbero essere proiettate solo in fascia protetta. Mentre i grigiorossi giocano la loro gara il Lecce passa subito in vantaggio, per una red flag grossa come una casa. La serata non promette nulla di buono. L’infortunio di Maleh complica i piani, anche se il subentrante Vandeputte approccia bene la gara. Il belga è tra i pochi a costruire qualcosa davanti, ma questo per assurdo è controproducente perché la Cremonese si scopre e commette l’errore di crederci. Al secondo cross dell’esterno il Como riparte fulmineo con Diao e castiga i grigiorossi. I lariani si dimostrano una grande squadra, capace di aspettare il momento buono per colpire. Certo, la difesa della Cremo ci mette del suo. Terracciano, che sembra in vacanza già da un mese, si limita a guardare la cavalcata dell’esterno di Fabregas, Bianchetti tarda ad accorciare e, dulcis in fundo, Pezzella rinvia goffamente in acrobazia al centro dell’area.
COMO DA PICCOLA SQUADRA – Ciò che succede nella ripresa non meriterebbe di finire in nessuna cronaca. I gol di Douvikas (che errore di Luperto) e la rete della speranza di Bonazzoli (bravo Vardy a conquistarsi il rigore) sono il prologo al caos finale, un epilogo che la Cremonese e lo Zini si sarebbero volentieri risparmiati. Il rigore fischiato a Bianchetti è quantomeno inesistente e le proteste dello stadio inevitabili. I calciatori grigiorossi, che restano umani, perdono la calma e fioccano i rossi: Djuric, Okereke, soprattutto Grassi, che lascia la Cremo in 10. Gli errori i Maresca sono lapalissiani, e la sua incapacità di tenere sotto controllo il match è fin troppo evidente. Ma l’ex Empoli sbaglia, e da un lato deve ringraziare Da Cunha di aver siglato il penalty, altrimenti i grigiorossi avrebbero dovuto inseguire sotto di un uomo. Dall’altra parte il Como, all’altezza della Champions sul terreno di gioco, dimostra di avere ancora tanta strada da fare a livello di uomini e società prima di levarsi di dosso le scorie di un dilettantismo lontano solo qualche anno.
IL FUTURO È ALLO ZINI – Arriverà ora il momento dei processi, delle spiegazioni, dell’ennesima ricerca di un colpevole (anche se a volte un colpevole non c’è). La brutta serata dello Zini e il senso di impotenza in un gioco sembrato troppo grande per la Cremonese non devono far desistere i grigiorossi dal processo di crescita intrapreso negli ultimi anni. Certamente si poteva fare di più, e la reiterazione di certi errori fa parecchio arrabbiare. Ma alla fine tornerà a splendere il sereno. Non sappiamo che sarà di questa squadra, non sappiamo quale sarà il futuro di questi giocatori e di questa società. «Starà alla proprietà fissare nuovi obiettivi per il prossimo campionato. Ci sono squadre retrocesse dalla A che poi hanno fatto fatica durante l’anno successivo» ha detto il direttore generale Armenia nel post gara, non lasciando presagire nulla di buono. Ma qualcosa sul futuro ve lo posso svelare: tra qualche mese saremo ancora lì, su quei seggiolini, a tifare per i colori più belli del mondo.
