Dopo la vittoria scontata del Lecce a Pisa, la Cremonese è chiamata al miracolo autentico per rimanere in Serie A
In tempi non sospetti era già stato detto: occhio ai punti persi col Pisa, perché poi peseranno a fine campionato. E in tutta la stagione solo il Cagliari, oltre alla Cremonese, ha perso contro i nerazzurri, da ieri retrocessi aritmeticamente in Serie B insieme all’Hellas Verona. È bastata di fatto la vittoria del Lecce per 2-1 alla Cetilar Arena per condannare, di fatto, tre squadre: il Pisa, il Verona e la Cremonese, che ora dista 4 punti dal quartultimo posto ad altrettante giornate dalla fine. Insomma, i salentini sono vicini al quarto campionato di massima serie consecutivo mentre i grigiorossi rischiano per l’ennesima volta di salutare la Serie A dopo una sola annata di permanenza. Da diverse settimane, confrontando i calendari, sapevamo che sulla carta sarebbe stata tostissima.
CROLLO VERTIGINOSO – In realtà non sono solo i punti persi a Pisa a fare la differenza per la Cremonese, ma anche tanti altri. Siamo praticamente già arrivati al tempo dei rimpianti: la mancata vittoria casalinga con il Cagliari quando la squadra di Nicola era già sopra 2-0 a fine primo tempo, gli scialbi pareggi senza gol con Genoa e Verona allo Zini, le sconfitte disarmanti di Lecce e di Cagliari. Una squadra che dopo i 21 punti conquistati nelle prime 16 giornate era già convinta di aver portato a casa la salvezza e che, dal primo grande momento di difficoltà, non è mai riuscita a rialzarsi, sfornando prestazioni di basso livello una in fila all’altra, nonostante un sostegno encomiabile da parte dei tifosi grigiorossi (loro sì che sono sempre stati mentalizzati alla salvezza da conquistare in extremis, ma che poi, davanti a certe prove, hanno sviluppato un inevitabile senso di scollamento e rassegnazione).
DISASTROSI – Più e più volte è stato chiesto alla squadra di mettere in campo orgoglio e spirito di sacrificio, ma la Cremonese ha continuato a deludere, vincendo solo una partita, a Parma, nelle ultime 18 giornate. Nemmeno il ritiro di Torre Boldone di metà marzo è servito al gruppo per ricompattarsi, tanto che la partita successiva in casa con la Fiorentina, tra le tante determinanti, è stata uno strazio. Un po’ come il ritiro stesso, che invece è stato efficace per il Cagliari (che al termine ha battuto proprio 2-1 i grigiorossi) e per il Lecce (4 punti nelle due trasferte al centro-nord contro Verona e Pisa). Insomma, dopo un avvio in cui i tifosi si identificavano in una Cremo che vendeva cara la pelle su ogni campo, la seconda parte di stagione è stata disastrosa, tanto che molti sugli spalti nemmeno hanno avuto il coraggio di chiamarla “Cremonese”, perché l’U.S.C. è molto altro.
ASSENZE ED ERRORI – La squadra che scende in campo è lo specchio di una società assente, che anzi si è fatta sentire durante la stagione soltanto per gli episodi arbitrali a sfavore di Torino (clamoroso) e di Lecce (un po’ meno clamoroso). Non sono state di fatto consistenti le uniche interviste obbligatorie rilasciate a Dazn, piattaforma licenziataria dei diritti tv, prima di ogni partita: basti pensare a quando Giacchetta confermò Nicola a pochi minuti dal fischio d’inizio di Cremonese-Fiorentina, per poi giungere alla decisione dell’esonero qualche ora più tardi. Nicola è stato lasciato completamente solo all’interno di un gruppo di lavoro che, stando a innumerevoli e affidabili fonti, ha fatto acqua da tutte le parti. E non facciamo fatica a crederci, riflettendo sulle prestazioni di ogni domenica. Poi ci sono naturalmente gli errori di Nicola (ha voluto la cessione di molti giocatori chiave, nonché dei veterani della squadra), dei calciatori in campo e dell’allenatore attuale, il quale ha fallito ormai diversi appuntamenti cruciali come Cagliari, Bologna e Napoli (dove un punto avresti potuto portarlo a casa giocando in altra maniera). Per non parlare dell’insistenza di Bondo dall’inizio e di Barbieri, patrimonio della società, perennemente in panchina.
Qualche volta bisognerebbe intervenire davanti ai media – e quindi ai tifosi – per chiedere scusa a gran voce per certe prestazioni che non rendono affatto merito alla storia dell’Unione Sportiva Cremonese, invece che presentarsi solo per chiedere maggiore rispetto da parte degli arbitri. Cosa cambierebbe? Molto, moltissimo. Chiedere scusa non darebbe punti alla Cremo, ma di certo più umanità, consapevolezza, rispetto. Servirebbe per prendere coscienza della realtà delle cose, per avvicinarsi alla gente che chiede ripetutamente spiegazioni per la chiara ed evidente resa di una squadra che fino a dicembre viaggiava a ritmi da metà classifica. Il calcio è della gente e di nessun altro, eppure ce lo si dimentica un po’ troppo spesso. Detto questo, a due giorni da Cremonese-Lazio, per salvarsi occorre un miracolo autentico, qualcosa che, se dovesse accadere, rimarrebbe negli annales del calcio. Interessa davvero a qualcuno scrivere pagine di storia a Cremona? Dimostratelo, voi che scendete in campo. Ci sono ancora poche occasioni. Almeno provateci.
