La Cremonese perde anche la decisiva sfida contro la Fiorentina e sprofonda in classifica: la salvezza è sempre più lontana. Questa situazione era davvero imprevedibile?
Nessuno meglio di Nassim Taleb ha spiegato cos’è un cigno nero: semplificando, è un evento imprevedibile, contro il quale è impossibile prendere contromisure causa l’assenza di qualsiasi tipo di sintomo. Verrebbe da pensare a questa situazione quando si analizza l’attuale momento in casa Cremonese: chi avrebbe mai previsto questa classifica dopo l’ottimo girone d’andata? In realtà, non è così: la Cremo è un rinoceronte grigio, termine utilizzato per la prima volta da Michele Wucker per descrivere la crisi greca del 2012. Un rinoceronte grigio è un evento che ha un’alta probabilità di verificarsi, ma i cui segnali di pericolo vengono colpevolmente trascurati.
TUTTO PER TUTTO – Il ritiro di Torre Boldone deve aver dato indicazioni chiare a Nicola che per la decisiva sfida contro la Fiorentina fa scelte forti. Con Baschirotto ancora assente viene confermato Folino al centro della difesa, con Luperto braccetto sinistro. Un po’ a sorpresa è Ceccherini a completare il reparto difensivo: vanno quindi in panchina sia Terracciano, di rientro dalla squalifica, sia Bianchetti, tra i più negativi a Lecce. Sulle fasce Barbieri vince il ballottaggio con Zerbin mentre Floriani Mussolini prende il posto dello squalificato Pezzella. In mezzo al campo rientra Bondo, con lui Maleh e Thorsby. Davanti scocca l’ora di Djuric dal primo minuto, alle sue spalle agisce Bonazzoli visto che Vardy non è nemmeno in panchina. Dall’altra parte Vanoli schiera Gosens dal 1′ con Parisi alto a destra. Al centro dell’attacco Piccoli, va in panchina il recuperato Kean.
COME NEVE AL SOLE – L’inizio di gara è contratto, la Fiorentina lascia giocare e la Cremonese gira palla con difficoltà. Bondo viene fischiato troppo presto, ma non fa nulla per far cambiare idea a chi è sugli spalti: porta troppo palla e non cambia gioco, rendendo la manovra grigiorossa altamente prevedibile. La scelta di schierare i centimetri di Floriani Mussolini sulla fasce di due peperini come Dodò e Parisi non sembra la scelta più azzeccata, ed infatti è proprio lì che la viola passa: Audero ci mette del suo, ma il mismatch fisico andava considerato. La rete di Parisi fa crollare le poche certezze dei grigiorossi che subito dopo subiscono anche il gol di Piccoli, bravo a tagliare fuori Folino e a raccogliere la verticalizzazione di un Gosens troppo libero di impostare. La Cremonese non sa come reagire, l’unico schema è la prevedibile palla alta per Djuric che non funzione se non ci sono capannelli di maglie grigiorosse attorno a lui. Il povero ariete è costretto a sdoppiarsi tra giocare aeree e corse forsennate verso l’area di rigore per raccogliere cross creati da sue stesse giocate, dando l’impressione di chi cerca di svuotare il mare con un secchiello.
TUTTO PER TUTTO – Nella ripresa Nicola butta in campo Okereke e schiera i suoi con un 3-4-3. Che aumenta la pericolosità offensiva, ma che lascia anche il campo alle ripartenze viola. Dodò punisce subito un incespicante Floriani Mussolini, il 3-0 fa emergere i primi rumorosi fischi dello Zini. Fa sensazione che il migliore in campo sia proprio Okereke, uno che fino all’altro ieri si allenava a parte: è proprio vero che quando il sole si abbassa anche l’ombra dei nani sembra quella di giganti. Nel grigiore cremonese il nigeriano sembra Messi, crea superiorità sulla trequarti e salta avversari come birilli. È proprio lui a svegliare lo Zini con la rete dell’1-3 sulla bella percussione di Ceccherini. Grassi sbaglia da due passi il 2-3, poco dopo Gudmundsson chiude la pratica con la rete dell’1-4. Tanti tifosi lasciano lo stadio sconsolati. Stavolta è ancora peggio di tre anni fa, perché avevamo annusato la possibilità di salvarci. L’epilogo invece sembra sempre più destinato a essere lo steso.
ERA COSÌ IMPREVEDIBILE? – Guardiamo il bicchiere mezzo pieno. Nelle fasi di un evento detto come rinoceronte grigio la Cremonese sembra avere già raggiunto l’ultimo stadio. Alle prime sconfitte c’era stata la negazione del problema, anche se un campanello d’allarme avrebbe dovuto suonare. D’altronde, per restare in tema animale, quando si vede un scarafaggio è molto probabile che ce ne siano altri. Anche la seconda fase è superata, quella in cui ci si autoconvince che andrà tutto bene. Al momento abbiamo superato anche la terza fase, la diagnosi del problema, e siamo in piena quarta, ovvero il panico totale. Aspettiamo la quinta e ultima fase: quella dell’azione, ovvero quella in cui si compiono veramente accorgimenti per risolvere il problema. La soluzione non può ovviamente essere quella di andare in ritiro, che sembra più una scelta di pancia che un aiuto alla squadra. Si procederà probabilmente con il cambio in panchina e il disperato tentativo di dare una scossa all’ambiente Cremonese. Basterà? Probabilmente no. Ma non raccontiamoci che questo epilogo era inaspettato, perché i segnali di pericolo erano ben evidenti.
