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Troppa Carnia al fuoco
Troppa Carnia al fuoco

Un Pordenone organizzato e caparbio ha ragione di una Cremo troppo tenera: urgono riflessioni a tutti i livelli

Se siete tra le trecento e passa anime grigiorosse che hanno sfidato sorte e parenti per seguire l’amata Cremo a Udine, non potete non aver assaggiato una delle specialità friulane per eccellenza, il frico. Questa specie di polenta si presenta come un pasticcio di patate, formaggio fuso e cipolle e può essere servito in due modi: morbido o friabile. Una descrizione che rispecchia perfettamente la prestazione della Cremo ieri contro il Pordenone.

Pasticcio. Lo schieramento iniziale di Baroni è quantomeno confuso. Il mister rinuncia al doppio trequartista per alzare Piccolo a fare la seconda punta e consentire a Deli di spaziare su tutta la trequarti. L’ex Foggia, assente dal primo minuto dalla partita di Cittadella di inizio ottobre (l’ultima di Rastelli), è un giocatore che va recuperato con calma, non ancora pronto per giocare dall’inizio. Non si capisce peraltro l’urgenza di schierarlo titolare all’ultima giornata di campionato, prima di una sosta di due settimane, relegando in panchina un giocatore sano come Soddimo per 90’. Proprio da un pasticcio di Deli che frana addosso ad Almici nasce la punizione del gol di Ciurria.

Difesa morbida. Il gol dell’attaccante del Pordenone è un missile da fuori area, imparabile per Agazzi e probabilmente da annullare per il fuorigioco di un giocatore sulla linea del tiro. Ciò non deve essere un alibi per la morbida difesa grigiorossa, disposta malissimo in occasione del calcio piazzato. Come può toccare al solo Gustafson il compito di controllare le respinte della difesa al limite dell’area? Il centrocampista deve curare due uomini, normale che arrivi in ritardo sulla conclusione di Ciurria. Baroni dovrà rivedere lo schieramento e prendersela con chi non ha rispettato i compiti di marcatura.

Gustafson è solo al limite dell’area contro due giocatori del Pordenone pronti sulla respinta. Fonte foto: video DAZN

Centrocampo friabile. Il gol iniziale mette il Pordenone nelle migliori condizioni di gara. La squadra di Tesser al momento è uno degli avversari peggiori per la Cremo: i ramarri sono organizzati e sanno sempre cosa fare, a differenza dei grigiorossi che vagano per il campo occupando male gli spazi. Alla terza gara in una settimana (contro le due della Cremo) e con una rosa meno ampia, i centrocampisti del Pordenone arrivano sempre primi sul pallone e sono sempre in superiorità numerica. Gustafson e Arini, lontani dalla difesa e scollati dall’attacco, si sgretolano con il passare dei minuti.

Attacco fuso. Baroni ha poi confermato nel post partita che il problema è sempre quello: metterla dentro. A differenza della partita con la Juve Stabia, in cui le occasioni erano fioccate, contro il Pordenone la Cremo fatica a costruire azioni pericolose, che nascono esclusivamente da giocate individuali di Piccolo. Il pallonetto di inizio primo tempo per Ceravolo è l’occasione più grande, ma l’ex Parma produce il solito tiro burroso. Piccolo sale in cattedra nella ripresa, quando torna a fare il trequartista, ma i palloni scodellati in area non trovano attaccanti rapaci: Ciofani, entrato a inizio ripresa, dimostra tutto il suo affanno non riuscendo a trovare nemmeno una deviazione verso la porta di Di Gregorio.

Scarson Cjarsons. Altro piatto tipico della cucina friulana, i cjarsons sono una specie di ravioli in cui vengono mischiati il dolce e il salato. Ai tifosi grigiorossi presenti alla Dacia Arena in bocca però resta solo un retrogusto amaro per una squadra che sembra lontana parente di quella che avrebbe dovuto lottare per posizioni di vertice. A Udine i giocatori sembrano diventati scarsi all’improvviso: non basterebbe un pallottoliere per contare le volte in cui Ceravolo è finito in fuorigioco, si perdono nella memoria i passaggi sbagliati di tutti i giocatori. Gustafson, Arini, a volte anche Migliore, per non dire di Bianchetti, che nelle prime apparizioni aveva impostato da dietro con la qualità di un playmaker.

Troppa Carnia al fuoco. Nell’ennesima occasione concessagli dalla società (che ora dovrà farsi sentire, che sia esonero o conferma del mister) Baroni ha dimostrato di non avere le idee chiare su come gestire una rosa qualitativamente ampia. Avere tanti uomini a disposizione non significa necessariamente puntare sul turnover. Al momento non si capisce quale sia il pacchetto arretrato titolare: di certo non si può rinunciare a Claiton, per la personalità che mette in campo e per la pericolosità in fase realizzativa (è uno dei migliori giocatori per rapporto minuti giocati/gol realizzati). Se in mezzo ormai le gerarchie sono chiare, e Gustafson non può che migliorare, davanti e dietro servono scelte chiare. Occorre puntare su un gruppo di 13/14 giocatori a cui dare continuità. La Cremo ha giocato 4 partite in 20 giorni e sono stati schierati dall’inizio 19 giocatori diversi, uno in più del Pordenone che ha dovuto affrontare una partita in più e ha giocato tre partite in sette giorni. Sicuramente il mercato darà una mano, ma servono idee chiare e precise per non sgretolare il traguardo della Serie B conquistato dopo anni nell’inferno della C.

Nicola Guarneri

Direttore Responsabile

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