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Cremo, sulle mezzali dell’entusiasmo
Cremo, sulle mezzali dell’entusiasmo

Mister Rastelli azzecca tutte le scelte e la Cremo torna a vincere in trasferta dopo un anno e mezzo grazie alle mezzali

E finalmente la tanto agognata vittoria in trasferta è arrivata. Dopo 514 giorni la Cremo torna a vincere lontano dallo Zini. Proprio dove tutto sembrava essere perduto (aprile 2017, Livorno-Cremonese 1-0 e sorpasso in vetta evitato solo grazie al mezzo passo falso dell’Alessandria in casa della Lupa Roma) tutto sembra poter ricominciare.

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Prestazione di squadra. Da dove iniziare per descrivere una vittoria finalmente convincente? Forse, proprio dalla squadra. Da tempo non si vedeva una Cremo così cattiva e determinata, abile a segnare e a resistere al ritorno di un Livorno che ha dimostrato di non meritare la posizione in classifica. I grigiorossi trovano la miglior prestazione stagionale quando ne hanno più bisogno e con una partita da squadra vera vanno a più cinque sui playout.

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Ritmi alti. A dirla tutta non è sembrata nemmeno una partita di Serie B. Dall’inizio alla fine entrambe le squadre hanno tenuto ritmi altissimi, ribaltando spesso l’azione e creando occasioni da gol a non finire. Sta proprio qui la gran prestazione della Cremo, che dopo essere passata in vantaggio non ha smesso di giocare (come contro il Venezia) e anzi ha trovato il raddoppio con Croce. Subita la reazione veemente del Livorno, i grigiorossi sono stati abili a non cadere e a restare in partita, cercando di rispondere colpo su colpo e difendendo con ordine, trovando poi allo scadere il liberatorio gol del 3-1 con un infinito Croce. La Cremo per portare a casa i tre punti ha dovuto vincere tante partite nella partita, sul piano fisico, mentale e caratteriale.

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Vittoria di Rastelli. Bisogna dare al mister ciò che è del mister: c’è molto di Rastelli in questi tre punti. I sei cambi rispetto alla gara contro il Verona potrebbero essere un azzardo: il mister rinuncia ai migliori in campo (Carretta e Migliore) e a un recuperato Castagnetti per inserire forze fresche nel reparto che più ne ha bisogno, il centrocampo. Il risultato finale dice che tutte le mosse sono azzeccate perché oltre alla prestazione le firme sul tabellino sono proprio di due rientranti.

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Mezzali dinamiche. Al di là dei gol, Castrovilli e Croce portano alla Cremo tutto quello che finora era mancato: accelerazioni e sgommate in mezzo al campo. Il cambiamento è evidente in un reparto in cui di solito le mezzali sono Arini (fondamentale in fase di interdizione ma deficitario nel cambio di passo) e Soddimo (più portato agli scambi nello stretto e alle verticalizzazioni). Castro si cala alla perfezione in un ruolo in cui era stato poco impiegato: lanciato nel vivo del gioco è obbligato a limitare i tocchi di fino aumentando vertiginosamente la sua concretezza. L’indole da fantasista resta e lo porta spesso a cambiare posizione, come in occasione del gol, quando va a ricevere dalla parte opposta, si accentra e fulmina Zima con uno splendido tiro a giro.

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Sia Benedetto Croce. Quello che è mancato alla Cremo di quest’anno è stato anche un giocatore che sapesse ribaltare l’azione, uno che riuscisse ad aiutare nella transizione portando la palla nella metà campo avversaria (avete pensato a Cavion? Bravi). Nonostante a Cremona sia riuscito a dimostrarlo solo a intermittenza, Croce è proprio quel tipo di giocatore, bravo sia con la palla nei piedi sia nei movimenti senza palla. In un 3-5-2 in cui gli esterni sono terzini è imprescindibile avere mezzali di corsa in grado di ribaltare l’azione con qualità, sovrapponendosi e attaccando gli spazi.

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Terranova ritrovato. A costo di diventare ripetitivi, dobbiamo sottolineare quanto i precedenti editoriali su Terranova fossero pertinenti. Dopo alcune prestazioni sottotono da centrale di sinistra nella difesa a tre, contro il Verona il difensore viene riproposto centrale al posto dello squalificato Claiton e sfodera una partita da incorniciare per scelte, tempismo e personalità. Con il rientro del brasiliano mister Rastelli dovrà decidere come risolvere la dicotomia, magari provando il capitano in marcatura.

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(Al)Meno cinque. Certo, non è tutto oro ciò che luccica. La grande vittoria non deve far dimenticare la grande prestazione di Agazzi, decisivo in diverse circostanze, o l’episodio del mani di Renzetti che avrebbe potuto portare il Livorno sul 2-2. I grigiorossi non devono commettere l’errore di sentirsi già salvi: servono almeno altri cinque punti e per evitare un finale thrilling come lo scorso anno sarebbe il caso di iniziare a farli sin da domenica prossima, in casa contro il Lecce. È vero che serviva rompere il tabù-trasferte, ma vincere allo Zini non ha prezzo.

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Nicola Guarneri
Nicola Guarneri

Direttore Responsabile

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