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Cremo-Rinaudo, storia di un (altro) amore mai sbocciato
Cremo-Rinaudo, storia di un (altro) amore mai sbocciato

Il matrimonio tra il direttore sportivo Rinaudo e la società di Via Postumia si interrompe prima della sua naturale scadenza. Troppe le scelte errate in fase di mercato

Diciamolo, Leandro Rinaudo sin da subito non è riuscito a far breccia nel cuore dei tifosi. E non parliamo solo di quel suo carattere glaciale e serioso, bensì del suo operato in sede di mercato già nella sessione estiva. Il suo scarno curriculum dirigenziale aveva fatto storcere la bocca a molti, sebbene fosse stato appena incoronato dagli allenatori della passata stagione come migliore ds della categoria. E questo nonostante abbia avuto modo di operare soltanto in inverno dopo il passaggio di Perinetti dal Venezia al Genoa. Una scommessa, dunque, per un ruolo delicatissimo e che non ha fatto nulla per dare certezze a un ambiente ancora sotto shock per il disastroso girone di andata appena concluso.

QUANTE INCOGNITE – Intendiamoci, tagliare con il passato è stato giusto. E forse, a posteriori, l’epurazione avrebbe dovuto essere anche più massiccia. Quello che non abbiamo mai compreso appieno è la scelta di molti elementi chiamati a sostituire i partenti. Se da una parte la società continuava a predicare progetti altisonanti, dall’altra portava a Cremona giocatori che mai hanno avuto a che fare con le zone della classifica confacenti a tali ambizioni (a parte Castagnetti e Terranova). E così, mentre le altre si spartivano i vari Donnarumma e La Mantia, in Via Postumia si è deciso di perseverare con l’esperimento Paulinho (rivelatosi poi nefasto) e di dare fiducia a calciatori in rampa di lancio soltanto per un anno (nel caso di Greco addirittura 6 mesi) giocato a buon livello. E non è un caso se molti di questi, tra superstiti e nuovi arrivati, hanno dovuto poi fare le valigie. Una sorta di ammissione di colpa per una campagna acquisti sbagliata su quasi tutta la linea.

ALLENATORI E GENNAIO – Partire con Mandorlini, dopo la salvezza ottenuta con non poche fatiche, era doveroso. Il tecnico ravennate già si era dimostrato un po’ troppo difensivista, ma forse avrebbe dovuto essere messo in condizioni di lavorare meglio. Stesso discorso per Rastelli. Tutti aspettavamo il mercato invernale per attendere la svolta, e invece si è operato tanto senza cambiare nulla. Perché nelle due sessioni di mercato è stato lasciato libero uno slot over se poi non lo si utilizza nemmeno per rimpiazzare gli infortunati come Castrovilli e Montalto? Che senso ha avuto cedere Brighenti a inizio gennaio senza avere in mano neanche un’alternativa? Come si poteva pensare di svoltare la stagione con Strizzolo (in doppia cifra soltanto una volta, in Serie C)? E Longo, che ha avuto quasi solo passaggi a vuoto in carriera, come mai avrebbe dovuto rilanciarsi proprio all’ombra del Torrazzo?

Tutti interrogativi (retorici, ovviamente) che sintetizzano le cause per cui la stagione della Cremonese ha preso una piega diversa rispetto a quanto sperato. Ah, a proposito di Strizzolo (ancora a secco di reti)… la punta che il Cittadella ha preso per sostituirlo, Gabriele Moncini, ha già segnato 4 gol in 5 partite. I nostri bomber (Mogos, Castro e Piccolo) sono fermi a quota 3. Poi è chiaro che addossare tutte le colpe su una sola persona è tanto facile quanto ingiusto. È bene che ognuno si assuma le proprie responsabilità, calciatori e allenatori in primis. Però è anche normale che a pagare sia chi sceglie queste figure.

Nicolò Casali
Nicolò Casali

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