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Cremo, i dettagli fanno la differenza
Cremo, i dettagli fanno la differenza

La gara contro il Benevento ha mostrato una Cremo caparbia e volitiva, che ha messo in crisi uno squadrone: in queste partite sono i dettagli a fare la differenza

Non ditemi che pensavate di aver archiviato il discorso salvezza. Ok, i sei punti tra Frosinone e Ascoli, seppure intramezzati dal lockdown, potevano avervi illuso. La Serie B però è un campionato tosto e la Cremo dovrà lottare fino all’ultima giornata per evitare una retrocessione che saprebbe molto di beffa, ora che i grigiorossi sembrano aver trovato l’uomo giusto.

Con il lottatore. Avevamo già capito da qualche tempo che in panchina è arrivato l’uomo giusto al momento giusto. Bisoli è l’allenatore che ti porteresti sempre in guerra, quello che unisce il gruppo, quello che ti fa andare oltre la fatidica soglia del 100%. A volte però la garra non basta: in certe partite, soprattutto contro avversari di livello (anzi, fuori categoria) serve essere perfetti. E la Cremo, pur disputando un’ottima partita, non lo è stata.

Squadròn. Che il Benevento fosse una corazzata lo si sapeva da mo’. Inzaghi ha a disposizione almeno 15-16 titolari e la nuova regola delle cinque sostituzioni non fa che avvantaggiare chi, come le streghe, ha una rosa ricca in termini di qualità e quantità. L’infortunio di Kragl avrebbe stravolto i piani di chiunque, Pippo invece ha pescato uno dei tanti jolly in panchina, risultato poi decisivo. Ma al posto di Insigne sarebbero potuti entrare altri 2-3 elementi di pari valore.

All’altezza. Eppure il Benevento non ha schiacciato la Cremo, che ha tenuto bottta per gran parte della gara. Nonostante lo sforzo di Ascoli di mercoledì, i grigiorossi hanno giocato una gara ad alta intensità, avendo anche la forza fisica e mentale di provare un assalto finale ben oltre il novantesimo. Ai punti la Cremo avrebbe meritato almeno il pareggio. A fare la differenza sono stati i dettagli: un Ravaglia non proprio ineccepibile in occasione del tiro di Insigne, qualche prestazione sottotono e – ad essere onesti – qualche errore del mister.

Posizioni. Bisoli ha scelto di partire con Gaetano al posto di Palombi per ovviare alle carenze della rosa in fatto di esterni offensivi (Piccolo, torna presto, ci manchi tanto). Tenersi un’arma come l’attaccante della Lazio in panchina poteva essere la soluzione vincente. Peccato che Palombi sia entrato con il Benevento già in vantaggio e negli spazi stretti non sia riuscito a fare la differenza. Altra scelta che non ha convinto è stato lo spostamento di Parigini a destra: nel primo tempo l’ex Toro non è riuscito a combinare nulla, sia perché lontano dalla sua fascia preferita, sia perché doveva vedersela con Barba, un terzino molto difensivo e forte nell’uno contro uno (praticamente il loro Bianchetti).

Castaway. Tre prove fanno un indizio: Castagnetti è tornato e non se ne vuole più andare (dal campo). Il primo tempo dell’ex Empoli e Spal è stato eccezionale. Il buon Michele, per l’occasione pure vicecapitano, sente la fiducia del mister e ripaga con prestazioni sontuose, rischiando anche giocate difficili come lanci di prima o cambi di campo rasoterra. Nel primo tempo ha giocato con grande intelligenza anche in fase difensiva, mettendosi tra le linee di passaggio ed evitando ai due trequartisti di ricevere palla in mezzo al campo, costringendoli ad allargarsi e perdere inevitabilmente pericolosità. Ecco che quindi il suo cambio ha sorpreso tutti: i suoi piedi fatati sarebbero serviti nel finale di partita, con il Benevento chiuso in difesa e i palloni prevedibilmente scaraventati in area alla ricerca della deviazione buona.

Centrocampo e attacco. Non è sempre domenica e (per fortuna) non sarà sempre Benevento. Al di là dei dettagli, diversi singoli hanno dato risposte confortanti. Valzania ha dimostrato di essere l’uomo in più del centrocampo: ha corso per tre, non perdendo un contrasto e restando lucido anche nel finale in apnea da centrocampista in linea davanti alla difesa. Lui e Castagnetti restano i punti fermi di un reparto che ha aperto il cast per il terzo posto: Deli non ha convinto nemmeno oggi, Kingsley è apparso in ritardo di condizione, Arini è misteriosamente finito in panchina. Diverso il discorso per l’attacco: Ceravolo non ha disputato una partita positiva e ha dimostrato di non poter reggere da solo il peso della manovra offensiva, soprattutto in un modulo come quello di Bisoli dove gli esterni partono molto larghi. L’ex Parma riesce a dare il meglio quando si allarga e punta l’avversario: in caso venerdì Piccolo fosse ancora indisponibile, potrebbe non essere una brutta idea provarlo sull’esterno, dove Parigini e Palombi sono costretti agli straordinari e Gaetano ha giocato una partita molto discontinua.

Ripartire dalla difesa. Ebbene sì, perché venerdì la Cremo tornerà già in campo per un altro spareggio salvezza contro il Cosenza, tornato in corsa per un posto nei playout (mentre su un altro campo si giocherà Venezia-Ascoli…). La gara contro il Benevento non ha portato punti ma ha contribuito ad aumentare la fiducia di un gruppo che fino a qualche partita fa aveva grandi problemi di autostima. Merito soprattutto di una ritrovata solidità difensiva, l’arma in più della Cremo di Rastelli che aveva sfiorato i playoff con un grande girone di ritorno. Non è un caso che contro il Benevento Bisoli abbia schierato gli stessi giocatori visti contro l’Ascoli. Terranova con il passaggio alla difesa a quattro è tornato ad essere uno dei migliori centrali della categoria e si integra alla perfezione con Ravanelli, ruvido ma efficace. Sulle fasce Crescenzi ha un’energia dirompente e può permettersi di spingere con continuità visto che dall’altra parte Bianchetti difende con ordine ed esperienza. Carretta&Company sono avvisati, da qui non si passa.

Nicola Guarneri
Nicola Guarneri

Direttore Responsabile

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