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Cremo, filosofia Zan
Cremo, filosofia Zan

Una buona Cremo subisce il pareggio a tempo scaduto: ora servono calma e razionalità in vista dell’importante partita contro il Pescara

Mini-riassunto per chi si fosse perso le quattro (4, non 10, non 30) partite post lockdown della Cremo. I grigiorossi tornavano in campo dopo tre mesi e una vittoria scacciacrisi (?) contro il Frosinone. L’unica partita prima della sosta di Bisoli, che pur avendo allenato per qualche ora era già acclamato come il salvatore della patria. Non tanto perché fosse un fenomeno della panchina; di quelli, in B, ce ne sono pochi. Al tifoso grigiorosso era piaciuta la faccia da duro di Bisoli, la sua fama da sergente. Talmente tanto che la vittoria era quasi passata in secondo piano. Sarebbe andato bene anche un altro risultato perché Bisoli “almeno li fa correre”, come se lo sforzo fisico di un giocatore in allenamento possa alleviare la delusione di un tifoso seduto sul divano.

Ascoli: WIN. E però poi arriva la vittoria di Ascoli, contro una squadra in lotta per la salvezza, un vero e proprio match-point. Con un Bisoli in forma strepitosa, che urla in panchina e quindi i giocatori per forza devono essere stati impauriti e avranno vinto e giocato e corso per quello. Il tifoso grigiorosso era quasi più gasato per le urla del mister che neanche per i tre punti. Due partite e sei punti per Bisoli, il tifoso grigiorosso ha già dimenticato il recente passato e inizia a fare i conti dei punti che mancano ai playoff.

Benevento: LOSE. Poi arriva il Benevento per la prima allo Zini post lockdown. Una sconfitta di misura, con la Cremo che tiene testa alla prima della classe, la squadra dei record blablabla. Però al tifoso grigiorosso non restano in testa le azioni della Cremo o lo svolgimento della partita ma il discorso di Bisoli al 90° che gasa (giustamente, è il suo lavoro) i giocatori in mezzo al campo, convinti che la battuta d’arresto sia dovuta allo spessore dell’avversario e non ai limiti intrinseci di una squadra che galleggia da mesi a ridosso dei playout.

Cosenza: LOSE. E qui succede il patatràc perché il Cosenza, che in attacco schiera titolare quel brocco di Carretta, viene a Cremona a vincere facile per 2-0. Ma la cosa inconcepibile per il tifoso grigiorosso non è tanto la sconfitta, non è tanto che Carretta giochi come Cerci Robben, quanto che la Cremo non corra. Ma come, con Bisoli in panchina come fa a non correre? E le urla di Bisoli? Non bastano più? Come mai una squadra mezza disastrata batte i grigiorossi proprio sul piano dell’agonismo? Allora era tutta una boutade, siamo sempre stati questi. E le altre vincono, guarda, ecco, lo sapevo. E la società, e Arvedi, e Armenia, e Ciofani non corre, siamo già in Serie C, quest’estate un’altra rivoluzione. Questo pensa il tifoso grigiorosso, lo stesso che una settimana prima contava i punti che mancavano ai playoff.

Filosofia Zen. Prima di analizzare la partita contro la Salernitana, un’altalena di emozioni e di contenuti, va fatto un profondo respiro e va liberata la mente. Questo isterismo calcistico, ai limiti del bipolarismo, non fa che creare ancora più problemi a una squadra che sotto la guida di Bisoli – e le urla c’entrano poco – ha fatto dei decisi passi in avanti. Perché si possono fare tutte le critiche di sto mondo alla squadra, ma non che non abbia un’identità: la Cremo post-covid non molla mai, dà sempre la sensazione di poter tornare in partita che è ben più di quello che avevamo visto nei mesi passati. Non è però nemmeno una squadra da playoff, e questo (finalmente) l’abbiamo capito: le potenzialità non contano, la storia dello studente che “ha le capacità ma non si applica” è la più grande menzogna del mondo scolastico. Sei quello che sei, vali quello che produci: non di più, non di meno.

Salernitana: DRAW. Cosa tiriamo fuori quindi da questo pareggio? Le reti fatte o quelle subite? I generosi rigori concessi alla LotiteseTM o gli errori di Crescenzi e Claiton? L’epifania di Celar o l’inesorabile declino di Ciofani? Le mosse azzeccate di Bisoli o gli errori nelle sostituzioni, alcune ritardate e altre mai effettuate? Stavolta scriveteli voi i giudizi, perché io voglio concentrarmi sullo spirito della squadra. La Cremo che è stata presa a pallonate dal Cosenza tre giorni fa ha sfiorato il colpaccio all’Arechi, dove non aveva mai vinto. E pazienza se non sono arrivati i tre punti, lo spirito e la voglia ci sono stati: alzi la mano chi pensava a una partita così gagliarda, in trincea, da squadra vera. Alzi la mano chi pensava che la Cremo potesse segnare il 3-2 con uno Zortea in versione Bruno Peres dopo essere stata rimontata di due reti. Ecco, io dalla partita di Salerno mi porto a casa questo: la consapevolezza che la Cremo di Bisoli può stupirmi.

Ps. Mi dispiace essere stato così polemico e di essermi perso in chiacchiere perché Celar si sarebbe meritato un gran bel pezzo, magari lo facciamo scrivere a Lorenzo o Andrea. Il titolo (e la canzone) però sono dedicate a lui, che con calma e tranquillità, quasi in punta di piedi, si è preso la Cremo.

Nicola Guarneri
Nicola Guarneri

Direttore Responsabile

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