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Cremo, due passi indietro
Cremo, due passi indietro

Un’Alessandria operaia batte meritatamente una Cremo senza intensità, a cui non riesce la seconda rimonta consecutiva

Un passo avanti e due indietro. Dopo la bella vittoria di Reggio, nella quale alla Cremo è bastato un tempo a mille per ribaltare il risultato e scacciare i brutti pensieri del mese precedente, ad Alessandria i grigiorossi non riescono a ripetersi. Contro una squadra meno dotata di talento e idee, vince la vecchia legge del calcio: alla fine trionfa chi ci crede di più, chi non toglie mai la gamba, chi fa le cose semplici.

TOCCA A CIOFANI – Pecchia continua sulla strada del 4-3-3 e sceglie Ciofani come riferimento offensivo. Resta ancora in panchina Gaetano, match-winner di Reggio Calabria, mentre ritrovano spazio dall’inizio Valeri e Ravanelli. Il centrale non partiva titolare da quaranta giorni, ovvero dal pareggio interno contro il Benevento. Dall’altra parte Longo schiera i suoi con un 3-4-3 che lascia pochi spazi ai movimenti dei grigiorossi.

FUOCO DI PAGLIA – La Cremo parte bene e si spegne subito. Nei primi minuti di pressione alta, in cui brilla Fagioli che manda in porta Buonaiuto con un colpo di tacco magistrale, i grigiorossi giocano con qualità. Il classico inizio sprint però produce poco, quasi come se Longo se lo aspettasse. E probabilmente è così: le partenze a razzo dei grigiorossi ormai non sono più una sorpresa e le squadre lo sanno, contengono la sfuriata e poi escono. Nei primi 15’ la Cremo riesce a concludere solo con un tiro-cross di Valeri, oltre alla già citata occasione di Buonaiuto. Sembra quasi esserci un filo di arroganza in questo inizio di partita in cui la Cremo gioca ma non affonda, come se pensasse che sì, tanto prima o poi il gol arriva.

FAGIANATA – È in questi minuti che l’Alessandria costruisce la sua personale fagianata. Il termine, coniato dal mitico Riccardo Magrini, sta a sottolineare l’azione di un ciclista che va in fuga non con uno scatto secco, che quindi scatena la reazione degli avversari, ma con una progressione lenta con la quale scappa guadagnando metri in progressione, con furbizia. Così fa l’Alessandria: non c’è un turning point all’interno della partita, ma piano piano i padroni di casa prendono campo, salgono di ritmo, e senza nemmeno accorgersene ci si ritrova in area a pregare nel miracolo di Carnesecchi.

SOTTO GLI STANDARD – Sono troppi i giocatori che rendono al di sotto dei propri standard. In primis Valzania, lontano parente del giocatore ammirato nelle scorse stagioni, e che in questo campionato non ha ancora reso al meglio. Subito dietro Zanimacchia, che nelle ultime partite era invece stato tra i migliori in campo. L’esterno arrivato dalla Juve ha bisogno di spazi per scatenare la sua corsa e l’Alessandria di Longo l’ha soffocato, togliendogli campo per ripartire e andando sempre in raddoppio. Rivedibili anche le prestazioni di Buonaiuto, Valeri e dei centrali difensivi. Ma in generale è tutta la squadra ad essere poco reattiva nel breve e sulle seconde palle.

CON LE STESSE ARMI – Chi si aspetta una reazione nella ripresa viene prontamente deluso. Pecchia sostituisce un Buonaiuto poco brillante (ma che sarebbe tornato utile) e chiede l’ennesimo approccio sprint, invece è l’Alessandria che parte a mille e va subito in gol con Mustacchio, abile ad approfittare di un’incertezza di Valeri. È qui che Longo vince la partita a scacchi con Pecchia: gli esterni a tutta fascia dell’Alessandria fanno la differenza. Se a destra Crescenzi riesce a contenere Lunetta, a sinistra Valeri si perde sempre Mustacchio, anche perché Ravanelli è troppo lento a scalare in chiusura.

SENZA INTENSITÀ – I grigiorossi provano l’assalto ma gli spazi non ci sono. Nel 3-4-3 di Longo i reparti sono strettissimi, e la Cremo non ha l’intensità e la rapidità nel giro palla per trovare l’uomo libero sul lato debole. Solo nel finale arrivano le occasioni, frutto sostanzialmente del forcing, non delle idee. Un ritrovato Baez costringe Pisseri al miracolo, Gaetano colpisce la traversa a tempo scaduto. Finisce 1-0 per i grigi, risultato ampiamente meritato. Vince la squadra che ce la mette di più, che corre meglio, che sfrutta al massimo le debolezze dell’avversario.

TROPPI CAMBI, CAMBI SBAGLIATI – Debolezze fin troppo evidenti. La squadra non riesce a costruire un’azione che permetta alle punte di andare alla conclusione. E non si dia la colpa a Ciofani: l’attaccante grigiorosso è il migliore nel pacchetto avanzato, lotta e fa sponde, guadagna falli e fa salire la squadra. Pecchia non aiuta a trovare certezze e i continui spostamenti di giocatori contribuiscono alla confusione che regna nel finale di partita. Il solo Valzania, che gioca un’ora esatta, fa mezzala destra, mezzala sinistra, centrocampista davanti alla difesa ed esterno destro.

RIPARTIRE DALLE CERTEZZE – Non c’è tempo per leccarsi le ferite perché martedì si torna subito a giocare. Il tempo è poco ma serve subito una svolta. Pecchia deve ritrovare il prima possibile quell’intensità di gioco che ha contraddistinto i suoi primi mesi a Cremona, fatta di pressing alto e possesso nella trequarti avversaria. Per questo però serve una condizione fisica eccellente, che i grigiorossi al momento non sembrano avere, forse anche a causa di una preparazione estiva più leggera con l’obiettivo di fare bene nel difficile inizio di campionato. Quando le gambe non girano deve quindi girare la testa: serve tornare a mordere il pallone e le caviglie degli avversari, giocando semplici, con umiltà e facendo le cose semplici. L’Alessandria insegna, la mentalità da provinciale porta sempre risultati.

Nicola Guarneri

Direttore Responsabile

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