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Brighenti su Torrente-Dionigi: «Stagione strana»
Brighenti su Torrente-Dionigi: «Stagione strana»

Martedì 5 maggio è stato ospite di CGR l’ex Capitano della Cremo Andrea Brighenti, a GrigiorossOnair, su Instagram. Così sul primo anno in grigiorosso

Martedì pomeriggio, 5 maggio, è stato ospite di una puntata speciale di GrigiorossOnAir dal nostro Andrea l’ex Capitano della Cremonese Andrea Brighenti, che ha scambiato con noi quattro chiacchiere in diretta su Instagram. Così si è espresso sull’arrivo alla Cremo e il primo anno della gestione Torrente-Dionigi.


UN LUNGO AMORE – 193 partite e 76 gol in grigiorosso non bastano a descrivere l’avventura di Brighenti alla Cremonese: «A parte i numeri, quello che mi piace è che Cremona ha lasciato in me un ricordo bellissimo, ha fatto crescere me e la mia famiglia. Perché sono rimasto così a lungo mentre gli altri venivano ceduti? Il calcio è un mondo dove a volte si ragiona in maniera sbagliata, si programma poco e c’è la fretta di voler ottenere il risultato immediatamente. Se compri un giocatore e non raggiungi un obiettivo come può essere la promozione pensi che sia tutto sbagliato, mentre magari qualcosa hai costruito. Serve una mentalità diversa, l’ansia di dover vincere può far fare errori ed è una cosa che può capitare ai club con ottime disponibilità economiche». Brighenti arriva in grigiorosso dopo un grande anno al Renate: «Ero d’accordo col Renate di andare via dopo un buon anno, io sapevo che a Cremona avrebbero fatto una squadra forte per vincere il campionato e avevo firmato in comproprietà col Parma che poi è fallito, quindi sono diventato tutto grigiorosso. Sapevo che la Cremo avrebbe costruito una squadra forte».

IL PRIMO ANNO – Nella prima stagione a Cremona Brighenti parte dietro nelle gerarchie ma dopo l’infortunio di Abbruscato si guadagna la fiducia di mister Torrente: «Penso che a volte gli episodi determinino le stagioni e le carriere. Se quel giorno dell’esordio di Busto Arsizio (Pro Patria-Cremonese 1-2, ndr) magari non avessi segnato forse non avrei avuto le possibilità e le occasioni che poi ho avuto nei mesi successivi. Io ci metto sempre il massimo però sono consapevole che gli episodi sono determinati. Bisogna sempre dare il massimo, io credo nel lavoro, ma non è matematico che i risultati arrivino». A metà stagione il cambio allenatore, arriva Dionigi e la Cremo perde ai playoff contro il Sudtirol. Una maledizione? «In realtà quell’anno poche volte ho avuto la sensazione che potessimo vincere i playoff, non so perché. Quella era una stagione strana, non c’era quel coinvolgimento, quella fiducia, quella sensazione di potercela fare, come ad esempio c’era l’anno di Tesser, anche quando eravamo a -10 dall’Alessandria. È normale che si gioca sempre per vincere, però già all’andata avevamo visto che il Sudtirol era una gran squadra, a noi mancava qualcosa».


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Redazione
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