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Brighenti su Giampaolo: «Sì, mi voleva in A»
Brighenti su Giampaolo: «Sì, mi voleva in A»

Martedì 5 maggio è stato ospite di CGR l’ex Capitano della Cremo Andrea Brighenti, a GrigiorossOnair, su Instagram. Focus sulla seconda stagione

Martedì pomeriggio, 5 maggio, è stato ospite di una puntata speciale di GrigiorossOnAir dal nostro Andrea l’ex Capitano della Cremonese Andrea Brighenti, che ha scambiato con noi quattro chiacchiere in diretta su Instagram. Così si è espresso sulla stagione con gli allenatori Montorfano e Giampaolo, la 2014-15.


La seconda stagione in grigiorosso è quella del progetto-giovani con mister Montorfano, sostituito già a novembre da Giampaolo. Brighenti diventa già capitano: «È stato bello, una grande responsabilità in una squadra ridimensionata. Quell’anno comunque sono passati da Cremona giocatori forti anche se magari non pronti. Fosse stato dato seguito forse si poteva fare qualcosa di buono, Giampaolo aveva creato sintonia con tutta la squadra, qualche acquisto di esperienza a gennaio ha sistemato le lacune». Come giudica il progetto giovani con Montorfano? «Io penso che alla fine ci saremmo salvati, come ho detto prima una programmazione è tale solo se la si porta avanti. Con un progetto sui giovani non ci si possono aspettare risultati nell’immediato, va dato tempo. Quell’anno poi siamo passati da Montorfano a Giampaolo, se ci pensate è uno squilibrio incredibile a livello di programmazione. Per me Montorfano era una scelta giusta però gli andava dato tempo, non ci si possono aspettare risultati subito da una squadra di giovani».

CAMBIO DI ROTTA – Giampaolo allo stesso modo era una scelta giusta, vista la carriera che ha poi fatto: «Giampaolo è un grandissimo allenatore. Sì, è vero che mi voleva in Serie A all’Empoli. A fine anno gli chiesi di rimanere a Cremona per costruire qualcosa di importante ma lui mi disse che aveva un’offerta dalla A e che avrebbe fatto di tutto per portarmi con lui. Alla fine non si è concluso nulla ma resta l’attestato di stima di un grande allenatore. Si è capito subito che era un fuoriclasse della panchina, aveva una grande gestione del gruppo e del modo di lavorare, con una grande credibilità». Un modo di lavorare che si vedeva soprattutto sul piano comunicativo: «Aveva veramente una marcia in più a livello di proposta e personale di comunicazione. La comunicazione in certi momenti è più importante della preparazione dell’allenatore. Il modo in cui si propone una cosa come un’esercitazione cambia radicalmente la percezione della stessa, è fondamentale farlo capire a un gruppo di 25 giocatori e lui ci riusciva sempre».


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Redazione
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