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Brighenti a CGR: «6 maggio incredibile, forse era destino»
Brighenti a CGR: «6 maggio incredibile, forse era destino»

Intervista esclusiva a CuoreGrigiorosso.com per il capitano Andrea Brighenti: «Ero sul piede di partenza l’estate prima, poi però Porcari e il mister…»

Arriva alla quinta puntata l’ex più atteso dai tifosi grigiorossi: Andrea Brighenti interviene a GrigiorossonAir, la striscia di successo di CuoreGrigiorosso.com. Dopo Simone Pesce e Michele Cavion, ecco ai nostri microfoni un altro eroe di quella magica promozione. Domani saranno trascorsi tre anni esatti dalla storica rimonta contro la Racing Roma: «Sul rigore dell’1-2 mi veniva da piangere. I tifosi erano ammutoliti ma noi eravamo distrutti dopo il rigore. Poi ci siamo buttati in avanti con la voglia e la disperazione, all’ultima azione eravamo tutti là a cercare questo gol, è stata una giornata incredibile». L’indimenticabile Capitano, ora al Monza, ha parlato anche della crisi attuale e della sua nuova avventura in biancorosso: «Progetto e squadra incredibili, vorremmo tutti tornare a giocare, lo faremo quando ci diranno che è tutto in sicurezza». Ringraziando ancora il Capitano e la società A. C. Monza per la disponibilità, ecco quanto emerso durante la chiacchierata.


OGNI REPLICA, ANCHE PARZIALE, NECESSITA DELLA CORRETTA FONTE CUOREGRIGIOROSSO.COM


SUL MOMENTO ATTUALE – Il Capitano inizia la sua intervista spiegando le ultime, strane settimane: «Innanzitutto vi ringrazio per l’invito, è sempre un piacere tornare a parlare di quei bellissimi cinque anni e mezzo. Io e la mia famiglia per fortuna stiamo bene, sono stato a Monza per tre settimane prima di poter tornare a casa e la situazione come sapete bene a Cremona è critica, in Veneto è un pochino meglio. Nonostante adesso abbiano lasciato un po’ più di libertà, dobbiamo continuare ad aiutarci e darci una mano rispettando le regole». Difficile, e non di sua competenza, dare previsioni sul futuro: «Per noi è difficile e anche fuori luogo dare giudizi o consigli perché sbaglieremmo, io non posso sapere quale può essere la cosa migliore in questo momento. Chiaramente vorremmo tutti tornare a giocare e finire il campionato ma come dicono gli esperti le condizioni non ci sono ancora. Quando ci saranno noi saremo i primi ad essere contenti di tornare a fare il nostro lavoro, come tutti d’altronde».

UN LUNGO AMORE – 193 partite e 76 gol in grigiorosso non bastano a descrivere l’avventura di Brighenti alla Cremonese: «A parte i numeri, quello che mi piace è che Cremona ha lasciato in me un ricordo bellissimo, ha fatto crescere me e la mia famiglia. Perché sono rimasto così a lungo mentre gli altri venivano ceduti? Il calcio è un mondo dove a volte si ragiona in maniera sbagliata, si programma poco e c’è la fretta di voler ottenere il risultato immediatamente. Se compri un giocatore e non raggiungi un obiettivo come può essere la promozione pensi che sia tutto sbagliato, mentre magari qualcosa hai costruito. Serve una mentalità diversa, l’ansia di dover vincere può far fare errori ed è una cosa che può capitare ai club con ottime disponibilità economiche». Brighenti arriva in grigiorosso dopo un grande anno al Renate: «Ero d’accordo col Renate di andare via dopo un buon anno, io sapevo che a Cremona avrebbero fatto una squadra forte per vincere il campionato e avevo firmato in comproprietà col Parma che poi è fallito, quindi sono diventato tutto grigiorosso. Sapevo che la Cremo avrebbe costruito una squadra forte».

Brighenti

IL PRIMO ANNO – Nella prima stagione a Cremona Brighenti parte dietro nelle gerarchie ma dopo l’infortunio di Abbruscato si guadagna la fiducia di mister Torrente: «Penso che a volte gli episodi determinino le stagioni e le carriere. Se quel giorno dell’esordio di Busto Arsizio (Pro Patria-Cremonese 1-2, ndr) magari non avessi segnato forse non avrei avuto le possibilità e le occasioni che poi ho avuto nei mesi successivi. Io ci metto sempre il massimo però sono consapevole che gli episodi sono determinati. Bisogna sempre dare il massimo, io credo nel lavoro, ma non è matematico che i risultati arrivino». A metà stagione il cambio allenatore, arriva Dionigi e la Cremo perde ai playoff contro il Sudtirol. Una maledizione? «In realtà quell’anno poche volte ho avuto la sensazione che potessimo vincere i playoff, non so perché. Quella era una stagione strana, non c’era quel coinvolgimento, quella fiducia, quella sensazione di potercela fare, come ad esempio c’era l’anno di Tesser, anche quando eravamo a -10 dall’Alessandria. È normale che si gioca sempre per vincere, però già all’andata avevamo visto che il Sudtirol era una gran squadra, a noi mancava qualcosa».

IL CAPITANO DIVENTA CAPITANO – La seconda stagione in grigiorosso è quella del progetto-giovani con mister Montorfano, sostituito già a novembre da Giampaolo. Brighenti diventa già capitano: «È stato bello, una grande responsabilità in una squadra ridimensionata. Quell’anno comunque sono passati da Cremona giocatori forti anche se magari non pronti. Fosse stato dato seguito forse si poteva fare qualcosa di buono, Giampaolo aveva creato sintonia con tutta la squadra, qualche acquisto di esperienza a gennaio ha sistemato le lacune». Come giudica il progetto giovani con Montorfano? «Io penso che alla fine ci saremmo salvati, come ho detto prima una programmazione è tale solo se la si porta avanti. Con un progetto sui giovani non ci si possono aspettare risultati nell’immediato, va dato tempo. Quell’anno poi siamo passati da Montorfano a Giampaolo, se ci pensate è uno squilibrio incredibile a livello di programmazione. Per me Montorfano era una scelta giusta però gli andava dato tempo, non ci si possono aspettare risultati subito da una squadra di giovani». Giampaolo allo stesso modo era una scelta giusta, vista la carriera che ha poi fatto: «Giampaolo è un grandissimo allenatore. Sì, è vero che mi voleva in Serie A all’Empoli. A fine anno gli chiesi di rimanere a Cremona per costruire qualcosa di importante ma lui mi disse che aveva un’offerta dalla A e che avrebbe fatto di tutto per portarmi con lui. Alla fine non si è concluso nulla ma resta l’attestato di stima di un grande allenatore. Si è capito subito che era un fuoriclasse della panchina, aveva una grande gestione del gruppo e del modo di lavorare, con una grande credibilità». Un modo di lavorare che si vedeva soprattutto sul piano comunicativo: «Aveva veramente una marcia in più a livello di proposta e personale di comunicazione. La comunicazione in certi momenti è più importante della preparazione dell’allenatore. Il modo in cui si propone una cosa come un’esercitazione cambia radicalmente la percezione della stessa, è fondamentale farlo capire a un gruppo di 25 giocatori e lui ci riusciva sempre».

BRIGHENTI grazie

IL GIAGUARO DI ROSSITTO – Nella terza stagione c’è un nuovo avvicendamento in panchina: si comincia con Pea, sostituito da Rossitto dopo 20 giornate: «Avevamo fatto un buon finale di stagione dopo un inizio così così. Mister Rossitto ha dato una bella svolta, ma dal momento in cui la società ha deciso di puntare a vincere ha scelto un allenatore più esperto per la stagione successiva. Ma Rossitto era arrivato con un entusiasmo incredibile. Io sono uno che di notte in ritiro dorme presto, alle 22.30 sono già a letto. Lui aveva una grandissima carica, una volta venne di notte in camera mia a svegliarmi per farmi vedere un disegno con gli occhi di un giaguaro. Una volta ha fatto una riunione con la maglia da gara sotto la tuta, come se fosse già pronto per scendere in campo. A gennaio inoltre c’erano stati innesti importanti come Pesce e Scarsella a che hanno gettato le basi per il gruppo dell’anno successivo».

IL DUBBIO ESTIVO E LE PAROLE DI PORCARI – In estate arriva Tesser ma Brighenti è al centro di voci di mercato, tanto che nel raduno estivo del 2016 è l’unico a non poter rilasciare dichiarazioni alla stampa: «Venivamo dall’ennesimo anno con due allenatori, in tre anni a Cremona avevo avuto 6 mister. Il mio desiderio era fare la B e quindi d’accordo con il direttore ci siamo guardati attorno. Poi sono andato in ritiro e ho trovato quello che era mancato negli anni precedenti: una squadra forte, mix tra giovani ed esperti, e un’aria nuova. Dopo tre giorni di allenamento Porcari, che veniva dalla Serie A, mi disse che dovevo restare perché dovevamo vincere il campionato. Quell’anno erano arrivati giocatori forti ma soprattutto vincenti, si sentiva nell’aria un’aria diversa, un’aria nuova. Ho parlato con il mister e al terzo giorno di ritiro avevo già deciso di rimanere. Abbiamo dato un seguito al blocco al gruppo costruito negli ultimi mesi dell’anno precedente».

UN GRUPPO INCREDIBILE – Come già testimoniato da Pesce e Cavion, il gruppo è stato il punto forte di quell’anno: «È stato un anno bellissimo, abbiamo vinto ma durante l’anno ma ci siamo anche divertiti. Si stava bene anche fuori dal campo, quando c’erano le trasferte giocavamo sempre a carte. Se il viaggio durava 6 ore, facevamo 6 ore con le carte in mano». Interviene diretta Pesce, che suggerisce un’abilità non proprio sopraffina del Capitano nella briscola in 5: «Pesce è meglio che di briscola non parli (ride, ndr). Quell’anno si stava proprio bene, si andava a cena e non era per nulla forzato, è stato un anno incredibile. Certo, a livello di stress il girone di ritorno è stato tosto perché dovevamo inseguire e stavamo tutto il tempo a guardare i risultati dell’Alessandria. Siamo stati bravi noi a sfruttare gli episodi». Fondamentale è stato lo scontro diretto di febbraio: dopo una sconfitta per 3-0 nel derby contro il Piacenza, la Cremo batta l’Alessandria per 1-0 proprio grazie a un gol di Brighenti: «Mi ricordo tutti i dettagli di quella settimana dopo il derby al Centro Arvedi non parlava nessuno. Tesser ha fatto 7 giorni senza dire una parola, ci allenavamo e andavamo a casa. Prima della partita contro l’Alessandria il mister ha fatto un gran discorso e quando siamo andati in campo abbiamo dato tutto, abbiamo strameritato di vincere».

brighenti cremo livorno

CREMO-RACING ROMA, LA GRANDE GIOIA – Domani saranno trascorsi tre anni esatti dalla promozione in Serie B. Forse in pochi se lo ricordano, ma sul 2-2 a Brighenti venne annullato un gol per un fuorigioco millimetrico: «Se c’era il fuorigioco era di pochissimo, Canini mi aveva dato una palla perfetta. Cos’ho pensato? Ho guardato il guardalinee e gli ho detto: “Ma cosa alzi?” Eravamo 2-2 in casa nostra, poteva farsi gli affari suoi e tenerla giù la bandierina (scherza, ndr)». L’esito fortunatamente è stato comunque positivo visto il gol di Scarsella all’87°: «Per fortuna è arrivato l’uomo della provvidenza, in quel momento poteva segnare chiunque. Mi ricordo che sul rigore di Canini, nettissimo, sono andato dall’arbitro per protestare e lui mi ha chiesto cosa stessi dicendo. Io non avevo parole, gli ho detto che aveva ragione, mi veniva da piangere. I tifosi erano ammutoliti ma noi eravamo distrutti dopo il rigore. Poi ci siamo buttati in avanti con la voglia e la disperazione, all’ultima azione eravamo tutti là a cercare questo gol, è stata una giornata incredibile. Forse era destino per quello che dico dall’inizio, che stavamo bene. Avevamo giocatori che venivano dalla Serie A come Porcari, Moro, Gemiti, Lucchini, che facevano dei mesi senza giocare in C e non c’è mai stata una lamentela o un problema nello spogliatoio. Più che i giocatori è fondamentale scegliere le persone giuste, quelle che vengono a Cremona non per un ritorno personale ma per credere nel progetto. Sono fondamentali tutti, quelli con cui ti alleni, non solo gli 11 che giocano». Quell’anno resterà impresso nelle memorie di molti, anche dei giocatori: «È stato un anno bello, importante, un gruppo che resterà sempre unito. Difficilmente perderemo i contatti, abbiamo ancora un gruppo su WhatsApp. Per me Cremona e la Cremo sono stati anni incredibili, non potrà mai essere come le altre squadre in cui ho giocato».

IL PRIMO ANNO IN B – Complici gli infortuni dei compagni di reparto, Brighenti gioca sempre anche al suo primo anno in B, prendendosi pure qualche critica: «Andare in campo è la cosa più bella, io preferisco giocare da protagonista e prendermi le critiche piuttosto che essere stimato ma avere poche responsabilità. Il girone d’andata è stato bellissimo e ho segnato pure 4 gol, la linea comune era quella dell’anno prima con un bel gruppo. Il ritorno è stato complicato, io mi sono stirato due volte, prima al polpaccio e poi al flessore. Nell’emergenza abbiamo stretto i denti tutti giocando pure in condizioni non ottimali. Non è una scusa ma un dato di fatto e non è successo solo a me, anche a Simone ad esempio, ma volevamo comunque dare una mano. Quando le cose girano male è difficile cambiare rotta queste due vittorie per salvarsi non arrivavano mai, nel frattempo crescevano l’ansia e il malumore. È stato un anno clamorosamente a due facce». Non è forse piovuta qualche critica di troppo? «Le critiche ci stanno, negli anni precedenti avevo sempre segnato 15-16 gol, in B dopo un buon avvio ho fatto meno bene. È normale che i tifosi critichino, noi dobbiamo cercare di isolarci e andare in campo per ripagare la fiducia dell’allenatore».

IL GRUPPO SI SFALDA – Dopo altri sei mesi di B a Cremona non c’è più il gruppo storico e Brighenti decide per una nuova avventura: «Non era stata una bella estate, erano cambiate tante cose tra allenatore e società. Era stato lanciato a tutti il messaggio di voler smembrare la vecchia guardia: erano andati via Canini e Pesce, c’era un po’ questa cosa nell’aria e anche io mi sentivo quasi di troppo, considerando che partivamo con il 4-3-3. Ho chiesto alla società se me ne dovevo andare ma mi hanno voluto tenere. Quella Cremonese però non si fondava più sul blocco degli ultimi due-tre anni. Nel girone d’andata ho giocato pure qualche partita ma a gennaio sono voluto andare via, non mi sentivo più coinvolto e importante come nei cinque anni precedenti. Il Monza mi aveva già chiamato in estate, poi dopo l’arrivo di Berlusconi mi hanno ricontattato e a fine dicembre abbiamo fatto tutto. Avrei voluto dare un ultimo saluto alla piazza ma non è stato possibile». Le domande in diretta dei tifosi sono tutte su un suo possibile rientro in società: «Non lo so, non ci ho ancora pensato. Mi sento ancora calciatore, sto bene. Cremona mi è rimasta veramente nel cuore, faccio fatica a non pensare alla Cremonese, sono stati cinque anni e mezzo a 360 gradi».

Brighenti collection: 2014

DA UN CAVALIERE ALL’ALTRO – Arriva quindi la cessione, Brighenti va al Monza del Cavalier Berlusconi: «Sono venuto al Monza perché è un progetto incredibile, basti pensare che 4-5 anni fa Berlusconi era il presidente di una delle società più importanti d’Italia. Nei primi mesi hanno sistemato un po’ di cose, come la struttura societaria. Poi in estate hanno costruito una rosa incredibile, vedremo adesso cosa si potrà fare, se ripartiremo e se ci promuoveranno comunque. Anche qui si mette da parte l’egoismo personale, mister Brocchi gestisce bene le cose e dà fiducia a tutti alternando molto i giocatori. È stato fondamentale partire bene perché porta entusiasmo, inseguire è sempre complicato. Basta vedere il Bari che con un grande organico è partito malino e poi ha avuto difficoltà». Nell’ultima partita giocata dal Monza Brighenti è tornato al gol: «Sì, infatti mi dispiace doppiamente essermi dovuto fermare. Erano 4-5 partite che non giocavo, sono rientrato e ho segnato subito, poi purtroppo è successo quello che tutti sappiamo». A gennaio c’era stato l’ennesima voce di mercato su Brighenti e la Serie B, tutto vero? «In effetti si è mosso qualcosa perché il Monza stava intavolando uno scambio con una squadra. Ho fatto qualche chiacchierata con il Venezia ma poi sono rimasto perché voglio tornare in Serie B con il Monza. Quando raggiungeremo la promozione poi parleremo del futuro».

ANEDDOTI VARI TRA SUDTIROL E JORGINHO – Nella sua lunga carriera ci sono campi che ricorda come fortunati o meno? «Lo Stadio Druso del Sudtirol è sempre stato un campo ostico per me, poi ci sono sempre capitato a gennaio/febbraio quando fa freddo, in quel periodo è pure brutto a vedersi. Campi preferiti ce ne sono parecchi anche se fare gol in casa è sempre la cosa più bella. Forse Foggia mi porta bene, ci ho giocato due partite e ho fatto due gol, ma segnare in casa resta la cosa migliore». Un aneddoto su Jorginho, ora al Chelsea, compagno di Brighenti alla San Bonifacese: «Era magrolino e giovane, anche se si vedeva che era forte tecnicamente». Quale invece il miglior partner d’attacco? «Mi sono trovato molto bene con Zanetti, sia nel Renate che a San Bonifacio, mentre a Cremona io mi integravo benissimo con Stanco. Ecco, lui incarnava alla perfezione quello che dicevo prima, è uno che mette davanti ai propri obiettivi quelli della squadra, è fondamentale avere in rosa giocatori così». Su Mokulu, suo partner nel primo anno in B: «Anche con lui mi trovavo bene, il suo infortunio ha pesato molto. Se ripenso a quell’anno credo che nel mercato invernale non sia stato sostituito adeguatamente, sono state prese delle scommesse e questo ci ha un po’ penalizzato nella seconda parte. Non è un alibi, ma credo che con un paio di innesti di qualità avremmo potuto fare i playoff».


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Nicola Guarneri
Nicola Guarneri

Direttore Responsabile

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