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Botturi: «La nuova pelle della Cremo: giovani, valori e amore per la maglia»
Botturi: «La nuova pelle della Cremo: giovani, valori e amore per la maglia»

Prima conferenza stampa in grigiorosso per il direttore Botturi, affiancato da Armenia: «Stiamo ragionando sul mister. Aperti al confronto con la piazza»

La Cremonese riparte da Christian Botturi. Questa la scelta della società di via Postumia, dopo la separazione da Simone Giacchetta: quella di puntare su un direttore sportivo giovane, con un percorso di crescita lineare alle spalle e una filosofia ben precisa. Oggi, venerdì 12 giugno, l’occasione per l’ex Mantova di presentarsi ai microfoni della stampa locale al Centro Arvedi. Di seguito, la sua conferenza stampa integrale, introdotta dal direttore generale Armenia.

Armenia – «È doveroso ringraziare Simone Giacchetta, che ha trascorso cinque anni qui con risultati importanti nonostante due retrocessioni. Partiamo in questa nuova stagione con grande energia, lasciandoci alle spalle il dolore post Como. Sono qui a presentarvi il nostro nuovo direttore Christian Botturi. Il suo è un percorso ad ampio raggio, dispone di una visione a 360° ed è un professionista aziendalista. Ha carisma, personalità, carattere ed energia positiva, lo sottolineo. La Cremonese vuole costruire una squadra con elementi che abbiano voglia di sposare il progetto. Chi non volesse farlo alzerà la mano e lo comunicherà al direttore, portando una società che ci darà il giusto indennizzo. Non si regala niente a nessuno, è un avviso importante che il direttore ha già cominciato a dare. Vogliamo giocatori estremamente motivati. A completare la rosa ci saranno ragazzi giovani: Stuckler sarà parte integrante della rosa e deve essere chiaro. Verranno valutati altri ragazzi del Settore Giovanile e non. È una strada obbligata perché portano patrimonio e sostenibilità. La Cremonese deve andare in questa direzione, diminuire l’apporto finanziario che ad oggi è solo a carico della famiglia Arvedi. Non faremo proclami se non quello di fare un buon campionato. Sappiamo bene che una squadra retrocessa si porta dietro tossine negative. Dobbiamo essere consapevoli dei rischi e stare molto attenti. Chiudo con un aspetto relativo alla comunicazione, spesso evidenziato in maniera critica. Abbiamo aperto una riflessione interna, ma continueremo a comunicare con sobrietà e serietà. Vi posso dire apertamente che siamo a vostra completa disposizione per qualsiasi confronto costruttivo nell’ottica del bene della Cremonese. È meglio confrontarci prima che trovare informazioni errate sui vostri canali, è nell’interesse della squadra».

Botturi – «Oggi essere chiamati e scelti non è cosa comune. Soprattutto se lo fa una società importante e di tradizione come la Cremonese. Ringrazio con il cuore il Cavaliere per l’opportunità enorme. Comunque vada, porterò sempre con me il suo benvenuto, mi ha fatto venire la pelle d’oca. Nel suo sguardo ho percepito l’amore e la passione per la Cremo. Sono uscito dal suo ufficio carico come una molla. Dobbiamo iniziare a lavorare, arrivo in un momento emotivamente complicato. Avete ottenuto risultati oggettivi e l’asticella è alta, ma il passato è passato. Il futuro lo si costruisce dal presente, concentriamoci insieme sulla nuova pelle della Cremonese. Rimarco alcuni punti: competitività, chi gioca per la Cremo deve essere consapevole di rappresentare una società vincente. Secondo punto: valorizzazione dei giocatori di proprietà. La Cremonese non tiene nessuno legato a sé, ma la B è un campionato complesso e senza giocatori mentalizzati è dura. Va capito il peso della maglia. Terzo punto: gioventù, la società mi ha chiesto di valutare attentamente gli under 23, italiani e non. Soprattutto dal Settore Giovanile. Stuckler non solo andrà in ritiro: farà parte della rosa. Ma la Cremo ha altri ragazzi come lui e dobbiamo crederci. Penso a Tosi, Triacca, Lottici, Gabbiani, ma ce ne sono ancora. Il collante di questi punti è la trasmissione di valori, di Cremona, della società e della proprietà: resilienza, serietà, determinazione, volontà. Se la squadra non terrà a mente tutto ciò, avremo difficoltà. Non solo i giocatori, ma anche la “squadra invisibile” che sta dietro le quinte. Concludo dicendo che, conoscendomi, io sono in grado di trasmettere ciò alla squadra, così che i tifosi vedano gente che suda la maglia. Alla fine, poi, parlerà il campo, ma vi prometto che questi saranno i nostri tratti distintivi».

Avete già sciolto il nodo allenatore?
«Ieri ho parlato con mister Giampaolo, fa parte del mio processo di integrazione. Mi ha fatto piacere, è stata una bella chiaccherata. Mi voglio però riservare due o tre giorni per condividere ciò che penso con la società e viceversa».

La Cremonese ha una buona base, ha avuto modo di parlare con alcuni giocatori?
«I giocatori si stanno riposando in vacanza, ma ho avuto qualche contatto soprattutto con alcuni agenti. Non ho approfondito la parte tecnica, che è compito dell’allenatore. Il problema che mi pongo è la testa, l’energia mentale. La società è stata molto chiara. Il primo passo però è il mister. Siamo nella tabella di marcia, ma settimana prossima sarà importante».

Lei arriva con una lunghissima esperienza in società del territorio. Arrivando dall’esterno come si percepisce da fuori la realtà Cremonese?
«Non dico un’isola felice, ma una delle poche società abbastanza strutturate per un progetto a lungo termine. Centro sportivo, Settore Giovanile, proprietà solida e che ama la Cremonese. Sento una grossa responsabilità e sono orgoglioso».

Cosa si porta a Cremona dell’esperienza vissuta a Mantova?
«Ogni esperienza è diversa e c’è sempre da imparare. In questi mesi fermo mi sono riposato e aggiornato. Diciamo che ho imparato che c’è sempre modo di migliorarsi. Non faccio paragoni perché la storia delle due società è molto diversa. Sono contento di non essermi snaturato rispetto alle esperienze di Brescia o Sesto. Sono convinto che riuscirò a crescere ancora anche qui».

Apprendiamo positivamente la volontà di migliorare la comunicazione con la piazza. La vedremo più spesso in conferenza o intervista? Da tanto non c’è più un evento di presentazione della squadra alla città, potrebbe essere un primo segnale?
«La parte istituzionale e strategica non sta a me deciderla, io rappresento la società che ha le sue regole. Sicuramente per le caratteristiche che ho, ci sarà una linea diversa, senza nulla togliere ai miei predecessori. Ripeto, non mi snaturo. Mi prendo sempre le mie responsabilità e non mi nascondo mai, dicendo sempre la verità. Se uno è consapevole di dare il 100%, non avrà mai paura. Ho vissuto dei derby da direttore e ho sempre percepito che il grigiorosso scorre nelle vene dei cremonesi. Starà anche a me riproporre queste sensazioni. La cosa più bella è vedere che la squadra abbraccia quel tipo di emozione, poi avremo modo di conoscerci».

Lei avuto diverse richieste, Spezia e Südtirol, ma ha accettato Cremona. Cosa l’ha spinta a scegliere la Cremo?
«Anche noi direttori abbiamo il nostro calciomercato. Io sono stato contattato settimana scorsa e il Cavaliere mi ha chiesto: “Botturi lei è contento di diventare ds della Cremonese?” e io ho risposto che ero già orgoglioso di sedermi con lui. Come si fa a non dare priorità alla Cremonese? Lo dico da calciofilo, è una società diversa. Una delle vostre vecchie glorie, originaria delle mie zone, mi ha contattato dicendomi: “Benvenuto nella MIA Cremonese”, mi ha colpito molto».

Il discorso giovani è una bella notizia perché possono portare l’identità che forse è mancato lo scorso anno. Serve anche un tecnico in funzione di ciò?
«È una delle priorità, abbiamo creato l’identikit di un mister che percepisca fin da subito la nuova linea. Credere nei giovani significa anche avere la voglia di parlarci faccia a faccia e non bocciarli al primo o secondo errore. Anche la piazza deve averlo ben chiaro».

La Cremonese ha una lunga tradizione di giocatori sfornati dal vivaio. La piazza è delusa e la ferita va rimarginata, questo è sicuramente un buon inizio.
«Sono in linea con questo pensiero. La Cremonese non deve solo far bene, ma VOLER far bene. Ci sono altre piazze che sono obbligate a far bene quest’anno. Noi vogliamo basarci in primis sui nostri valori. Poi è bello parlare di calcio, ma è anche un discorso di sostenibilità».

Conosciamo bene il campionato di Serie B. Si può fare bene anche dopo una retrocessione. Le chiedo poi se sta seguendo i Mondiali?
«Dei Mondiali me ne sono accorto stamattina. A breve scendono in campo Thorsby e Sanabria. Per la B, sappiamo perfettamente che è un campionato di grandissimo equilibrio. Parliamo del mio primo anno in cadetteria a Mantova: avevamo tanti giocatori con zero esperienza nella categoria, ma abbiamo sopperito con i valori già citati. Ogni squadra che ci affronterà avrà il coltello tra i denti perché siamo una delle squadre da battere. Noi dobbiamo avere la giusta taratura mentale».

Che effetto le fa lavorare sempre nella stessa regione? Pochi stranieri in rosa l’anno scorso. Cercherà di costruire una squadra squisitamente italiana?
«Fin quando non sceglieremo l’allenatore, non posso esprimermi. A me piace lavorare con gli italiani, ma ormai il calcio è globale e monitoreremo i campionati esteri. Sì, ho avuto la possibilità di uscire dalla mia regione, ma come detto ho scelto Cremona».

È importante un allineamento tra obiettivi della società e piazza. Come si quantificano i vostri obiettivi? Playoff, metà classica o altro?
«Ripeto, non sono qui a fare promesse. Io ho l’obbligo di mettere insieme una rosa competitiva. Oltre i giovani avremo anche alcuni veterani per un mix che spero sarà vincente. Creeremo una base su cui poi lavorare nel tempo. Sta qui la differenza tra dover e voler far bene. Capiamo il momento che stiamo vivendo e teniamo i piedi per terra. Non parliamo del passato, ma viviamo con positività il futuro».


Fonte: dal nostro inviato allo Centro Arvedi Michele Iondini
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Michele Iondini

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