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Bisoli: «Salvezza? Mai avuto dubbi. Il Pordenone dovrà sudare…»
Bisoli: «Salvezza? Mai avuto dubbi. Il Pordenone dovrà sudare…»

Il tecnico Bisoli in conferenza stampa a 360°:  «Vogliamo chiudere bene, poi mi piacerebbe firmare anche un contratto più lungo. C’è davvero tutto per un progetto importante»

La Cremonese ha finalmente ottenuto la certezza di partecipare alla prossima Serie B, concedendosi anche il “lusso” di farlo con una giornata di anticipo. Domani ultimo match, infatti, contro il Pordenone di mister Tesser, a cui basta un punto solamente per saltare il turno preliminare dei playoff. Non sarà comunque una Cremonese in vacanza, anzi, mister Pierpaolo Bisoli pretende ancora il massimo dai ragazzi: «Vogliamo chiudere nel migliore dei modi contro un avversario importante, che al momento gioca per obiettivi più prestigiosi dei nostri – ha detto in conferenza stampa, allargando il discorso sugli ottimi risultati ottenuti e sul futuro –. Io spero di restare, ribadisco che c’è tutto per fare bene. Bisogna creare un progetto importante, anche con l’inserimento di alcuni giovani».

BILANCIO– Trascorso qualche giorno dalla fondamentale vittoria di Castellammare di Stabia, che ha regalato la salvezza alla Cremo, Bisoli ha tracciato in conferenza un bilancio di questi mesi, cominciati con il dramma del lockdown a causa della pandemia: «Sono molto soddisfatto, all’inizio la situazione era molto complicata ma non ho mai avuto dubbi che la nave poi sarebbe arrivata in porto – ha detto il tecnico bolognese –. Conoscevo i valori umani di molti ragazzi in rosa, così come quelli tecnici. I fatti mi hanno dato ragione, con quasi due punti di media a partita, un qualcosa da promozione diretta. La disponibilità è stata massima, nonostante io sia super esigente in allenamento. Non c’era alcuna possibilità di staccare». Il feeling con la nuova realtà è stato totale: «Con la società mi sono trovato bene fin da subito, anche coi direttori, a livello professionale e umano, cosa rara nel calcio. Sono contento per il Cavalier Arvedi, che già avevo conosciuto qualche anno fa. So che soffre quando la Cremo non vince, ora gli abbiamo dato questa piccola – ma grande – soddisfazione». Fin dalle prime dichiarazioni, Bisoli è sempre stato molto vicino alla gente di Cremona, che soffriva per la pandemia (oltre che per gli scarsi risultati a livello calcistico): «Dove abito io il Covid non si è avvertito un granché, all’arrivo a Cremona invece mi sono assolutamente reso conto di cosa fosse – ha continuato l’allenatore di Porretta Terme –, così ho cercato di regalare non felicità perché impossibile, ma quantomeno un momento di sollievo ai tifosi della Cremo».

DOPO CASTELLAMMARE, IL PORDENONE – Al termine del match in Campania, la grande festa e giorni di allenamento più liberi, ovviamente, dal punto di vista mentale: «Arrivati alle 5 del mattino a Cremona, poi ho scelto di tornare a casa mia, con altre due ore di viaggio, e ho visto l’alba – ha raccontato mister Bisoli –. Dovevo staccare, così come i ragazzi, a cui ho dato un giorno di riposo. Poi ho detto a loro: “Sapete come sono fatto, chi non vuole dare il massimo per venerdì può anche tirarsi indietro” e, come volevasi dimostrare, nessuno si è tirato indietro. Vogliamo chiudere nel migliore dei modi, se il Pordenone vuole batterci deve sudare sette camicie. Siamo seri, vogliamo proseguire la serie utile di risultati. Vi ricordo solo che al 95′ di lunedì invece di festeggiare per la salvezza ero lì a lamentarmi per il gol preso, che non doveva accadere». Ci saranno inevitabilmente alcune assenze: «Terranova ha rimediato un’altra piccola distorsione e non dovrei rischiarlo, anche perché poi prima dell’inizio della nuova B c’è meno tempo del solito. Castagnetti ha smaltito l’infortunio del tutto, Claiton invece viene da una botta in partita e lo stiamo valutando. Di sicuro ci sarà spazio per chi ha giocato meno, ad esempio Palombi, Gaetano, Celar, ma le scelte arrivano sempre e solo da come si allenano». Fra i pali la seconda in questa B per Giacomo Volpe: «Mi sembra giusto dargli la chance per come si è allenato e comportato. Ne ho parlato con Ravaglia ed era d’accordo, Volpe farà il titolare in una gara che comunque ritengo molto importante». Parole al miele per il romagnolo Ravaglia, già conosciuto al Cesena: «Gli dico grazie, dall’addio di Agazzi gli avevo detto che sarebbe stato titolare fisso e non ha deluso. Rispetto a come lo conoscevo, è diventato un grande uomo, fosse per me lo riconfermerei».

GRUPPO – Molto spesso ad una squadra vincente corrisponde un gruppo vincente. Su questo tasto ha puntato molto Bisoli, che non è solo il classico allenatore sul campo: «L’allenatore deve entrare nella testa dei giocatori, il tempo a disposizione era poco e ho avuto grande disponibilità da parte di tutti. Ogni settimana uscivamo a cena insieme per conoscersi ancora meglio – ha detto rispondendo alle domande dei giornalisti –. Ero lì a mangiare con loro, ma al tempo stesso cercavo di capire le dinamiche all’interno del gruppo. Fra un mese capirete cosa hanno fatto questi ragazzi: sono partiti da 27 punti e finiamo a 48 con ancora un match da giocare. Un traguardo che paragono alla vittoria di un campionato per la mia carriera, forse anche qualcosina in più».  In poche parole, dunque, abbiamo capito cos’è cambiato fra Bisoli e le gestioni precedenti, rivelatesi fallimentari: «La squadra è diventata un gruppo, ho trovato 16-18 giocatori disposti a portare a casa sempre il risultato. Avevo poi intuito che per come era stata costruita, questa Cremo non poteva fare più di 30-35 passaggi per azione, altrimenti avrebbe fatto fatica. Sono convinto che si debba giocare in verticale, piaccia o non piaccia. Il termine “provinciale” mi piace, ma non è sinonimo di vittoria. Di certo preferisco questo allo spettacolo, perché dire di fare spettacolo per me è vendere fumo, e a me vendere fumo non piace».

SCELTE IMPORTANTI – Mister Bisoli in questi mesi ha dimostrato di avere idee molto chiare, anche qui spicca la differenza rispetto a Rastelli e Baroni, che erano soliti cambiare interpreti o sistemi di gioco. L’ex Cesena e Padova è partito con l’idea del 4-3-3, ha fatto delle scelte precise e importato concetti semplici ma efficaci. Non ha guardato ai cartellini, agli ingaggi, ai curricula dei calciatori per decidere chi schierare ogni volta: «Ho sempre detto che la formazione non la faccio io, ma la decide il tappeto verde: io guardo l’allenamento attentamente, al termine mi metto in una stanza e me lo rileggo completamente – ha spiegato Bisoli –. Valuto la meritocrazia, per il calcio fondamentale, ed è per il bene comune della Cremo. Sono stato pagato per fare delle scelte, a volte sono sbagliate e ne sono consapevole, ma lo faccio sempre in buona fede. Se ai giocatori dico questo, capiscono che se non giocano devono prendersela non col mister, ma con se stessi, in quanto potrebbero fare di più. La Cremo sta al di sopra di ogni cosa, anche quando un giocatore di esperienza mi sbaglia tutto durante un allenamento e mi rimprovera di non farlo giocare, a me non interessa. Sono fatto così». Nei primi tempi Bisoli aveva stretto un patto con i giocatori, che poi è stato ampiamente rispettato: «Avevo tracciato una riga: chi voleva stare con me era salvato da qualsiasi cosa, fra critiche dei tifosi o voti negativi dei giornali. Lì era tutta colpa dell’allenatore, a quel punto. C’era bisogno di lavorare e di tirare in porta, poi chiaro che alcune scelte fossero impopolari, rischiando anche la poltrona. Sta nel mio lavoro, in passato è capitato di perdere panchine importanti perché volevo perseguire una strada, ma vado avanti così».

EMPATIA CON LA PIAZZA – Pochi mister sono stati in grado di calarsi così rapidamente nella realtà cremonese: «Io sono fatto così. Anche mia moglie dice che sono burbero e cattivo, invece studio attentamente il contesto in cui arrivo. Poi non so come sia la percezione che si ha al di fuori. Ritengo che il popolo di Cremona voglia vedere la squadra che lavori sul campo, che fatichi sul terreno di gioco per ottenere i risultati. Vado in edicola come mi vedete ora, se posso resto sempre con la tuta di rappresentanza perché io rappresento una società importante e gloriosa, un popolo che veniva da una sofferenza. Anche col mio staff andiamo al ristorante così, come se fossimo ad allenarci, perché per noi portare in giro lo stemma della Cremonese è motivo di orgoglio, ci viene proprio in maniera spontanea».

FUTURO DI BISOLI – Con il raggiungimento della salvezza, per Bisoli è scattato il rinnovo automatico di un anno. Come già aveva dichiarato post Juve Stabia, lui firmerebbe subito per altri anni: «Anzitutto se dovessi andare via, lo farei con la coscienza pulita per aver sempre dato me stesso, per aver osato con le mie scelte personali e per aver centrato l’obiettivo – ha voluto precisare il tecnico grigiorosso –. Io però spero di restare, dovrei restare a meno di cataclismi. E mi auguro di allungare il contratto perché mi trovo bene con questo gruppo, come detto anche coi direttori, cosa non sempre scontata. Cerco di costruire la mentalità vincente, anche la Juventus veniva da due settimi posti di fila prima di trionfare a ripetizione». Non si può infatti pretendere di viaggiare subito su ritmi alti, nonostante il grande bottino conquistato in questo mese e mezzo: «Solo pian piano si costruisce un progetto top, bisogna mettere le basi, non si vince dall’oggi al domani. Per me, ripeto, il potenziale per fare grandi cose c’è, qui si sta bene, troppo bene! Punto molto anche sui dettagli: il magazziniere deve donare con amore la maglietta al giocatore, non gettargliela addosso. Oppure è importante che i palloni siano sempre gonfi ogni giorno, che il giardiniere sistemi il campo all’istante quando gli viene chiesto, e così via. Solo così si può far rendere al meglio il capitale umano».

FUTURO DELLA ROSA – «Premetto che neanche conosco bene le situazioni contrattuali dei calciatori in rosa – ha proseguito mister Bisoli, riferendosi ai calciatori che vorrebbe ancora con sé per un eventuale altro anno alla Cremo –, sono talmente stato concentrato sul campo che non c’è stato neanche modo di approfondire il discorso. Per me Ciofani è giocatore fondamentale, fondamentale. Prima che facesse questi gol, in ogni caso portavo il suo esempio agli allenamenti. Se lui, re della B, fa quelle rincorse all’indietro per recuperare palla, a 35 anni, non vedo perché non possa farlo anche il ragazzino. Sapevo poi che Daniel non poteva aver disimparato a segnare, ma anche quando non faceva gol il suo sacrificio è stato encomiabile. Lunedì ha fatto doppietta, ma anche grandi giocate di sponda, e teneva su la palla».  Serve però anche puntare sui giovani, perché l’età media è piuttosto alta: «Vorrei restassero Zortea e Ravanelli, ma anche Celar, che quando sono arrivato era un po’ “oggetto misterioso”. Dopo 3-4 allenamenti gli avevo detto che con me mai avrebbe fatto la punta centrale, lui e l’agente non erano molto contenti, poi però mi ha ringraziato. Secondo me da esterno ha una prospettiva importante, addirittura calcia talmente bene con entrambi i piedi che ancora non ho capito quale sia il suo forte». E chissà se vedremo qualcuno esordire dal settore giovanile«Quelli che si sono allenati con me hanno qualcosa, parlo di Bignami, Cella, Girelli, ecc. Con qualcuno di loro vorrei proseguire, prima o poi qualcuno il grande salto coi grandi lo farà, magari qualcuno già domani…».


Fonte: dal nostro inviato al Centro Sportivo Arvedi Andrea Ferrari

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