Le parole del direttore generale Armenia dopo Cremonese-Como 1-4: «Pensavamo di aver costruito una squadra che potesse salvarsi»
Al termine di Cremonese-Como 1-4, gara della trentottesima e ultima giornata del campionato di Serie A che ha sancito la retrocessione dei grigiorossi, in conferenza stampa allo Stadio Zini ha parlato il direttore generale Paolo Armenia Ecco le parole rilasciate ai giornalisti presenti, tra cui CuoreGrigiorosso.com.
«Volevamo fortemente salvarci, purtroppo non ci siamo risuciti, eravamo partiti convinti di aver costruito squadra con certo equilibrio, tanti giocatori che avevano fatto la Serie A, allenatore che vantava una certa esperienza in A, con diverse salvezze accumulate. Purtroppo il campo non ci ha dato ragione, anche se l’andata aveva dato risultati positivi. Avevamo 22 punti, poi qualcosa si è interrotto. Pensavamo a gennaio di aggiustare le cose, invece non è stato sufficiente».
E ancora: «Quando c’è una retrocessione, vuol dire che ci sono delle responsabilità. Le cose non sono andate come si pensava. La proprietà farà le proprie riflessioni. Sicuramente è un grande dispiacere, pensavamo di regalare un sogno a questa città, si meritava di continuare in A, purtroppo non è successo. Dispiace tanto, c’è grande amarezza, verso la città e la proprietà. Chiaramente non è la sconfitta di oggi ad aver portato alla retrocessione, purtroppo sono i punti persi per strada. Nel girone di ritorno».
Qualche spunto per il futuro della Cremonese da parte del dg Armenia: «Per quanto riguarda il futuro, è chiaro che starà alla proprietà fissare nuovi obiettivi per il prossimo campionato. Cremona ha una proprietà importante, è ovvio. Però, ripeto, ora facciamo riflessioni… ci sono squadre retrocesse dalla A che poi hanno fatto fatica durante l’anno successivo. Noi avevamo fatto la finale playoff un anno e vinto un anno dopo. Ripetersi non è facile».
Questa è la retrocessione più rovinosa della storia della Cremonese, la proprietà farà le proprie valutazioni. La società solo oggi viene a commentare in conferenza stampa. Non pensa sia necessaria un’assunzione di responsabilità da parte della dirigenza? Si può arrivare alla decisione di dimettersi?
«Non posso commentare le ultime sue parole, sono valutazioni che non riguardano me. Vero, è stato buttato al vento ciò che abbiamo fatto nel girone di andata. Qualcosa non ha funzionato. Le responsabilità? Non è la serata di attribuirle a destra o a sinistra. Non è il caso oggi di fare processi oggi. Sul silenzio societario, mi permetto di dire una cosa: questa società ha un suo stile, è vero non comunica particolarmente, non fa conferenze se non con allenatori o giocatori perché preferisce dare spazio a chi scende in campo. Anche in questo caso vorrei dire che ci sono società più importanti di noi che hanno questo tipo di comunicazione. Anche noi faremo valutazioni interne su questo aspetto, la comunicazione è importante. Molte volte certe cose si chiariscono anche se non è una conferenza stampa: se qualcuno vuole chiarire qualcosa, io rimango sempre a disposizione e l’ho sempre dimostrato. Accetto la sua riflessione, parliamo molto poco».
Dopo 3-4 partite perse, mentre la squadra stava precipitando, perché la società non è intervenuta?
«Com fa a dire che nessuno è andato negli spogliatoi? O in sala stampa coi ragazzi al Centro Arvedi? L’affermazione per me è sbagliata. Se dovessi dire quante volte la società è intervenuta… Questa considerazione potrà far parte della non comunicazione, e non è necessario comunicare questi interventi eventuali in conferenza stampa. A gennaio si pensava che il problema fosse il mercato: l’allenatore ha fatto richieste, la proprietà ha investito, abbiamo preso 3 giocatori a titolo definitivo e uno in prestito. Dopo abbiamo provveduto con il cambio di allenatore, e non è servito».
C’è qualcosa che salva di questa stagione?
«È tutto dettato dall’emozione, le riflessioni vanno fatte con calma e lucidità. Vorrei anche dire certe cose su alcune assurde decisioni arbitrali, ma diciamo che non retrocediamo per quelle. Retrocediamo per colpe soprattutto nostre».
Le riflessioni si faranno a mente lucida, ma c’è qualcosa di particolare che ha portato a quel crollo nel corso del girone di ritorno? Una cosa nello specifico.
«Qualcosa è mancato? Onestamente dire cosa, ora, è difficile. Pensavamo all’inizio di aver preso un allenatore esperto. Purtroppo anche lui, con tutta la sua buona volontà, non è riuscito a invertire la rotta. Nemmeno Giampaolo. Difficile dare una risposta a qualcosa che non ha una risposta. Non so quale sia la risposta giusta».
Con quale logica società ha scelto, nelle scorse settimane, di non rispondere alle illazioni da parte di certi organi di stampa?
«La logica è molto semplice. Penso che la Cremonese abbia uno stile e una proprietà di un certo livello. Rispondere a certe nefandezze, sinceramente… ecco, la Cremonese a quel livello non si abbassa. La proprietà della Cremonese non si abbassa a quei livelli, di quei personaggi che hanno offeso non solo la Cremonese, ma anche l’Udinese. Quando si sceglie di tacere non è passività, è stile di comportamento. Ci si può anche aspettare una risposta come altre società avrebbero fatto, ma noi non siamo quella società che risponde a questi signori che in televisione dicono certe cose, o giornali che si permettono di far scrivere certe cose».
